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Resa dei conti nel cda Generali e Donnet lavora al nuovo piano

Le anticipazioni di Repubblica sulle mosse di Francesco Gaetano Caltagirone in Generali scaldano il clima in consiglio. Ieri mattina, dopo l’assemblea telematica che ha approvato con il 99,8% dei voti il bilancio 2020 della compagnia – con Caltagirone che ha appunto espresso il suo dissenso non apportando il 5,6% del capitale – il cda è stato l’occasione per cominciare a regolare alcuni conti tra i grandi azionisti. Questo mentre l’amministratore delegato Philippe Donnet, forte dei risultati ottenuti finora e convinto della possibilità di una riconferma il prossimo anno, ha detto in assemblea che ha già cominciato a lavorare al piano 2022-2024.
In cda il presidente Gabriele Galateri ha esordito stigmatizzando la fuga di notizie sulla mancata partecipazione delle azioni di Caltagirone all’assemblea, avvertendo che in questo modo si rischia di danneggiare la compagnia. È toccato allora all’imprenditore romano replicare, spiegando innanzitutto che rientra nei suoi pieni diritti non partecipare all’assemblea come azionista e chiarendo poi che non era stato certo lui a far circolare l’informazione fuori dagli organi della compagnia. Nessun altro consigliere si è fatto avanti per assumersi la responsabilità della fuga di notizie. Ma a quel punto lo stesso Caltagirone ha voluto ribadire i suoi elementi di dissenso nella recente strategia delle Generali e nelle decisioni prese da Donnet, che dal canto suo non ha reagito.
Caltagirone si è concentrato in particolare su due episodi: il primo è l’acquisizione del 24% della Cattolica, lo scorso giugno, portata all’attenzione dei consiglieri con tempi assai stretti per esaminare il dossier; tanto che egli stesso decise polemicamente di disertare il cda che approvò l’operazione; il secondo è di queste settimane e riguarda la trattativa per un’acquisizione da 300 milioni in Malesia. Anche qui Caltagirone non ha votato per la trattativa in esclusiva approvata con solo 8 voti su 13 consiglieri – chiedendo invece al cda di trattare ancora sul prezzo. Su quest’ultima critica, rintuzzata da alcuni consiglieri, l’imprenditore romano avrebbe invece avuto il sostegno di Romolo Bardin, che in cda rappresenta la Delfin di Leonardo Del Vecchio.
I grandi soci cosiddetti “privati” delle Generali, ossia Caltagirone, Del Vecchio con poco meno del 5% del capitale e i Benetton con il 3,9%, non paiono avere una linea comune ma sono uniti dal desiderio che le loro azioni contino di più di quanto hanno fatto adesso, anche in termini di indirizzo strategico, e sono insofferenti per l’eccessiva presa che Mediobanca – con il 13% del capitale – ha a loro parere sulla compagnia.
Una visione diametralmente opposta viene da Mediobanca e da altri soci a lei vicini, come ad esempio il gruppo De Agostini con più dell’1%. Questi soci puntano sulla lista per il nuovo cda che secondo il nuovo statuto dovrà essere presentata per la prima volta dal consiglio uscente con l’obiettivo di distinguere sempre di più il ruolo dei soci da quello dei consiglieri e di essere espressione del mercato invece che di un ristretto numero di azionisti. Propo siti che però, per Caltagirone e altri soci dissidenti, celano la volontà di piazzetta Cuccia di mantenere una primazia tra gli azionisti. Le posizioni sono nette, i dissidi anche. I lavori per la composizione della nuova lista dovrebbero cominciare nel giro di un paio di mesi e il conflitto potrebbe salire presto di tono.
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