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Resa dei conti dentro Finmeccanica

di Gianni Dragone

«Nell'interesse di Selex Sistemi integrati, dei suoi dipendenti e di Finmeccanica (…) riterrei opportuno che tu rassegnassi le dimissioni (…) rimettendo al consiglio le tue deleghe». Con questa lettera l'amministratore delegato della Finmeccanica, Giuseppe Orsi, ieri ha sfiduciato Marina Grossi dalla carica di amministratore delegato di Selex Sistemi integrati, in seguito alle indagini giudiziarie sull'azienda per corruzione. L'ingegner Grossi non si è dimessa, resiste, con un inedito braccio di ferro che aumenta la lacerazione al vertice del gruppo della difesa controllato dal ministero dell'Economia.

Marina Grossi è la moglie di Pier Francesco Guarguaglini, il presidente di Finmeccanica che fino all'arrivo di Orsi, il 4 maggio, guidava il gruppo con pieni poteri. Ora Guarguaglini, che ha solo le deleghe per strategie e relazioni esterne, è in guerra con Orsi su quasi tutte le scelte di gestione.

E adesso c'è uno scontro fortissimo tra Orsi e i coniugi Guarguaglini. Lady Finmeccanica non si dimette, ritenendo di non avere responsabilità nei fatti delle indagini.

Intanto Finmeccanica affonda in Borsa: ieri il titolo ha perso il 6,6% a 3,002 euro.

Orsi ha chiesto le dimissioni dell'ingegner Grossi in seguito all'indagine sugli appalti dell'Enav che sabato ha portato all'arresto del direttore vendite di Selex Sistemi integrati Manlio Fiore, insieme all'amministratore delegato dell'Enav Guido Pugliesi (entrambi ai domiciliari). Domenica sera Orsi ha deciso la convocazione del cda di Selex per le 14 di ieri per prendere provvedimenti. E ieri mattina ha inviato la lettera con la richiesta di dimissioni.

Domenica c'era stata un'altra mazzata sul gruppo. Sono stati pubblicati sul «Fatto Quotidiano» i verbali d'interrogatorio davanti ai magistrati nei quali il braccio destro di Guarguaglini, Lorenzo Borgogni, ammette di aver accumulato 5,6 milioni di euro di pagamenti ricevuti da soggetti che lavoravano o facevano affari con Finmeccanica. Borgogni domenica si è autosospeso dall'incarico, ma non si è dimesso.

Il cda della Selex si è riunito ieri con all'ordine del giorno «comunicazioni del presidente ed eventuali deliberazioni conseguenti». Poco prima della riunione dagli Stati Uniti è arrivata la lettera di Orsi, che a New York ha incontrato gli analisti di Moody's per evitare il rischio di declassamento del rating. La lettera di Orsi, indirizzata alla moglie di Guarguaglini, è stata letta in cda dal presidente Giuseppe Veredice. L'ingegner Grossi non ha aderito alla richiesta dell'azionista. Il presidente Veredice e l'altro dirigente della controllante Finmeccanica, Giovanni Soccodato, erano in evidente imbarazzo. Su sette componenti del cda, era assente l'altro rappresentante della casa madre, il responsabile amministrazione e finanza, Giampiero Cutillo, a New York con Orsi. Hanno preso le difese di Grossi i tre consiglieri indipendenti, nominati da Guarguaglini e da Borgogni attingendo ad ambienti vicini all'ex governo Berlusconi: questi consiglieri sono Fabrizio Bianchi di Schierholz, Mauro Paoloni, Alberto Tirelli.

Adesso la situazione è di stallo, Orsi non può neppure far decadere il cda Selex con la tecnica delle dimissioni della maggioranza dei consiglieri, perché ha solo tre su sette consiglieri che approvano la sua linea. Ma questo è solo il primo atto di una resa dei conti, nella quale Orsi intende affrontare anche Guarguaglini, nel prossimo cda di Finmeccanica che potrebbe tenersi dal 28 novembre in poi. Orsi potrebbe chiedere la nomina di un nuovo direttore relazioni esterne (la linea di successione è stata già precostituita in settembre con la promozione a vicario di Mario Forlani) ma anche chiedere la revoca dei poteri di Guarguaglini. La grave situazione di Finmeccanica è anche all'attenzione del governo Monti, che potrebbe decidere un intervento di forza sul vertice per superare l'imbarazzante situazione.

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