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Report sociale ad alti livelli

Lo sviluppo sostenibile fa i conti con i tempi che cambiano: così i membri del Gri – si tratta del Global Reporting Initiative, l’organizzazione non profit che dal 1997 si occupa dello sviluppo delle linee guida per la realizzazione dei bilanci di sostenibilità – hanno deciso di procedere a una nuova revisione dei criteri, con l’obiettivo di migliorare l’integrazione nella rendicontazione delle informazioni di natura economica, sociale e ambientale.
Le linee guida del Global Reporting Initiative rappresentano a tutt’oggi il modello più utilizzato e apprezzato su scala internazionale per redigere report ambientali e sociali.
Il loro principale vantaggio consiste nello sviluppo di uno standard che favorisce la comparazione tra bilanci di società diverse e nel convincente sforzo di trovare indicatori efficaci per esprimere fenomeni di natura non economica, o non facilmente riconducibili a misure contabili.
Attualmente è allo studio la versione numero quattro delle linee guida, un processo che prevede la raccolta di opinioni e suggerimenti attraverso la Rete. Entro martedì 25 settembre è possibile partecipare con commenti e attraverso le risposte a specifici questionari allo sviluppo del modello, e ci sarà tempo fino al 12 novembre per contribuire alle revisioni tematiche dedicate alla lotta alla corruzione e alle emissioni di gas a effetto serra. Il dialogo non è riservato solo agli esperti o ai Csr manager: tutti possono dire la loro accedendo all’home page del sito Gri (www.globalreporting.org).
Rispetto alla versione Gri3 le nuove linee guida dovrebbero facilitare l’adozione del modello e favorire l’integrazione con altri standard internazionali. Dal punto di vista del metodo, il cambiamento più significativo è quello relativo ai livelli di applicazione. Recentemente introdotti, gli Application Levels prevedono la possibilità di adozione modulare dello standard, a seconda del grado di trasparenza che il report di sostenibilità esprime. Si tratta di una scelta che consente un utilizzo progressivo del modello, ma che necessita di revisione perché i livelli vengono attualmente ritenuti, erroneamente, un giudizio sulla qualità dei bilanci. La loro revisione dovrebbe inoltre portare a una più facile adozione delle linee guida Gri anche da parte delle imprese piccole e medie. Nel nuovo modello troveranno, inoltre, spazio le informazioni relative a come vengono gestiti gli impatti economici, ambientali e sociali dell’attività svolta.
Dal punto di vista dei contenuti, le novità più importanti riguardano la governance e la supply chain. Rispetto alla prima, l’obiettivo sembra essere quello di una maggiore chiarezza e trasparenza.
È prevista, tra le altre, anche l’indicazione dei livelli retributivi dei dirigenti, incluso il confronto con le medie di mercato, con gli stipendi più bassi all’interno della stessa azienda e le informazioni su eventuali bonus.
La parte relativa alle catene di fornitura rappresenta, invece, la vera sfida da affrontare per quelle società che dichiarano di impegnarsi a favore dello sviluppo sostenibile. Il nuovo modello richiede di illustrare le politiche di approvvigionamento e i criteri di scelta e valutazione dei fornitori.
Quello della supply chain è uno dei punti di debolezza o di minor trasparenza nella scelta di condurre un business che si dichiara attento alla società e all’ambiente, in parte anche perché le informazioni sui fornitori sono sconosciute, non accessibili o non interessanti per i clienti finali o i consumatori. Ma anche in questo ambito le cose stanno rapidamente cambiando.
Più che un legame diretto con le vendite, però, si dovrebbero valutare fattori quali la reputazione e fedeltà alla marca nel lungo periodo, che rappresentano due dei principali obiettivi di un report di sostenibilità trasparente, che rende davvero conto del contributo dato da un’azienda in termini economici, ambientali e sociali.

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