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Repertori minori, poteri a Siae

La liberalizzazione dell’attività di intermediazione del diritto d’autore disposta dal dl 148/2017 non ha fatto venir meno i poteri attribuiti alla Siae dalla legge sul diritto d’autore (Lda-633/1941). Mentre resta in capo a essa la tutela dei repertori più piccoli e meno conosciuti. In virtù di questo assunto il tribunale di Milano con doppia ordinanza (Rg 1350/18) ha assegnato in pagamento al creditore Società italiana degli autori e degli editori, a titolo di equo compenso cinema per il secondo semestre 2017, la somma di 3.078.712,38 euro, oltre a interessi moratori e agli importi dovuti a titolo di penale, respingendo le eccezioni di un gruppo televisivo sulla illegittimità dell’art. 46-bis Lda, e quindi sulla nullità del «contratto» equo compenso e di alcune clausole ivi contenute. Nulla da fare per l’accusa di abuso di posizione dominante e di uso illegittimo dell’attestato di credito e in generale dei poteri attribuiti alla Siae dalla legge speciale. Il tribunale ha dichiarato inammissibili i motivi di opposizione formulati dal ricorrente circa la mancanza dei requisiti formali dell’attestato di credito, perché tardivi e soprattutto privi di fondamento, affermando che l’attestato di credito rientra nel novero degli atti cui la legge attribuisce espressamente efficacia esecutiva, senza bisogno di ulteriori formalità. E che la pretesa creditoria di Siae trova sostegno nelle norme di diritto interno, che attribuiscono alla stessa la tutela dei diritti di autore (e dei diritti connessi), nonché la rappresentanza degli autori ai fini della riscossione dei compensi dovuti da terzi per l’utilizzazione delle opere facenti parte del proprio repertorio. Il tribunale osserva che anche le ultime modifiche introdotte dalla legge 172/2018 di conversione del dl 148 (con cui è stata data attuazione alla Direttiva 26/2014/Ue) hanno lasciato «immutato il contenuto dell’art. 164», norma inserita dalla legge 248/2000 (frutto dell’adozione degli accordi Gatt Trips sull’enforcement dei diritti di proprietà intellettuale) e riformulata dall’art. 25 del dlgs 68/2003, in modo tale da lasciare impregiudicato il ricorso di Siae a rimedi giudiziari e sanzioni previsti dagli artt. 156 e segg. Lda e dalla sezione successiva dedicata alla tutela penale. Ciò premesso, il tribunale ritiene che non vi siano elementi per delimitare la portata applicativa della norma alle sole ipotesi in cui vengano utilizzate abusivamente opere tutelate dalla Siae e non anche ai casi di inadempimento contrattuale, come nella fattispecie, tenuto conto che la mission della Siae consiste nell’assicurare che venga corrisposta l’adeguata remunerazione per l’uso di opere tutelate, indipendentemente dalla natura della violazione del diritto di autore. Con l’art. 164 Lda, osservano i giudici, il legislatore ha inteso assicurare maggiore effettività alla tutela della proprietà intellettuale, con una scelta che si pone in linea con la natura della Siae quale ente pubblico economico e con le funzioni di rilievo costituzionale da essa perseguite. Non solo. Dopo aver escluso il contrasto dell’art. 164 Lda con la normativa comunitaria sulla concorrenza (art. 102 del Tfue-Trattato sul funzionamento dell’Unione europea), evidenziando come restino impregiudicate le modalità di gestione dei diritti in vigore nei singoli Stati membri, il tribunale cita ampi stralci della sentenza della Corte di giustizia relativa al caso OSA C-351/12, per escludere che una normativa interna la quale attribuisce a un ente una posizione di monopolio violi in sé la concorrenza e vada disapplicata: è necessario fornire la prova e l’allegazione concreta delle pratiche abusive. Ben altri sono gli obiettivi individuati sulla base della Direttiva: e tra questi vi è la tutela dei repertori più piccoli e meno conosciuti, in nome del principio della tutela della diversità culturale sancito dall’art. 167 del Trattato, rispetto alla quale le società di gestione collettiva svolgono e «dovrebbero continuare a svolgere un ruolo essenziale». Per il giudice, la parziale modifica dell’art. 180 Lda non incide in alcun modo sulla «rappresentatività ex lege che l’ordinamento riconosce alla Siae a tutela dei diritti di autore dei soggetti che non abbiano conferito mandato ad alcun organismo di gestione». Tale modalità di tutela appare funzionale alla protezione e sviluppo della creatività, soprattutto in rapporto ai repertori minori che, «in un contesto di completa liberalizzazione del settore non godrebbero di sufficiente protezione».

Giovanni Galli

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