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Renzi:“Una digital tax per Google e Apple Rivisto il Pil: più 0,9%”

Nel ruolino di marcia del governo entra la «Google tax». Al programma di Renzi, annunciato all’Expo prima dell’estate, che prevede abolizione della Tasi, taglio dell’Irap e riduzione dell’Iref dal 2016 al 2018, si aggiunge l’annuncio, fornito ieri sera a
Otto e mezzo ,
che anche il governo italiano ha rotto gli indugi e che, dal 1° gennaio del 2017, scatterà la “digital tax”. «Stiamo aspettando da due anni una legge europea in materia, abbiamo deciso di attendere tutto il primo semestre del 2016», ha detto Renzi che ha spiegato che se Bruxelles resterà ferma, l’Italia correrà ai ripari e per farlo già dalla prossima legge di Stabilità varerà la digital tax. Dalla tassa «non arriveranno cifre spaventose, ma è una questione di giustizia», ha osservato Renzi che ha comunque aggiunto come per lui «i grandi player dell’economia globale, da Apple e Google, restano dei miti». La questione già affrontata in Inghilterra, dove da aprile è scattata una tassa simile e in discussione in Francia, riguarda il pagamento dell’Iva delle multinazionali del web che oggi hanno sede fiscale in Lussemburgo (come come Amazon) o in Irlanda (come Facebook o Google) e che invece di fatturare in Italia, o negli altri paesi dove vendono i propri prodotti, registrano i ricavi ottenuti come servizi ceduti alle case madri situate in paesi dove le tasse sono più basse.
Renzi ha anche definito gli ultimi contorni della manovra 2016, in vista del varo del Def: come previsto ha confermato che la crescita del Pil di quest’anno sarà rivista al rialzo passando dallo 0,7 allo 0,9 per cento. Cresce anche la manovra, presumibilmente con l’arrivo di nuovi addendi come il Sud e la proroga della decontribuzione per i nuovi assunti, dai 25 miliardi fino ad oggi stimati a quota 27 miliardi. Conferme anche per l’abolizione della Tasi che, ha tenuto a precisare Renzi, vale solo 3,5 miliardi i quali, naturalmente salgono verso i 5 con Imu agricola e macchinari “imbullonati”. In proposito il premier non ha rinunciato ad una battuta a chi gli ricordava che l’abolizione della tassa sulla prima casa fu un cavallo di battaglia del centrodestra: «L’ha tolta anche Berlusconi? Beh, avrà fatto qualcosa di buono anche lui, del resto anche un orologio rotto, due volte al giorno azzecca l’ora».
Il tema delle coperture per ora resta il meno arato, con i tecnici alle prese con la spending review e a caccia di 10 miliardi, ma il governo conta molto sulla flessibilità che potrà essere concessa da Bruxelles a fronte della riforma costituzionale e degli investimenti. «Abbiamo la possibilità di avere fino ad 1 per cento del Pil e fino a 17 miliardi di flessibilità», ha annunciato Renzi il quale ha garantito che l’Italia «non sforerà i conti» e non userà del tutto i margini consentiti dall’attivazione delle clausole europee.
Nella ricerca di risorse tuttavia dalle parole di Renzi e del ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan,che ieri si sono visti a Palazzo Chigi, emerge che il governo ha aperto il fronte della sanità per la legge di Stabilità 2016. «Sulla sanità, nel 2016 noi, se le cose vanno in un certo modo, male che vada, avremo le stesse cifre di quest’anno, del 2015», ha detto Renzi avanzando la possibilità di un «mancato aumento » del fondo sanitario nazionale la cui dotazione, a bocce ferme, dovrebbe aumentare per ospedali e Asl di 3,3 miliari portando la quota del 2016 a 113,1 miliaredi dai 109,7 di quest’anno. Una linea che è stata confermata anche dalle parole di Padoan: «Stiamo guardando tutte le fonti possibili di risparmio e nel caso della sanità sappiamo che si può spendere meno e spendere meglio».Il ministro, parlando a SkyTg24, è sta- to assai cauto sulle nuove spese, a partire dal taglio dell’Ires al Sud: «Non servono misure eccezionali », ha detto. Ha confermato che la flessibilità in uscita per le pensioni «non è all’ordine del giorno». Si conta comunque sulla lotta all’evasione che è in aumento e sul rientro dei capitali i cui termini sono stati prorogati ieri di un mese dall’Agenzia delle entrate.
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