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Renzi a Washington, da Obama l’endorsement sulle riforme

Pensa al dopo, Obama. All’America senza di lui, al suo futuro e alla sua sicurezza, chiunque arriverà alla Casa Bianca dopo l’8 novembre. Così, nel testamento politico che lascia al suo successore, il presidente uscente mette al primo posto il rapporto Transatlantico con l’Europa, vera chiave di volta per garantirsi benessere e sicurezza interna. Ma l’Europa dopo la Brexit e in vista delle elezioni in Germania e Francia non appare in grado di vincere le molteplici sfide che ha di fronte.
C’è quindi bisogno di nuovi leader, giovani, forse anche un po’ spregiudicati. E Obama riconosce in Matteo Renzi tutte le caratteristiche necessarie ai nuovi leader europei.
Più che un semplice endorsement si legge proprio questa esigenza “interna” dietro le parole di vicinanza e sostegno al premier italiano pronunciate ieri da Obama nel Rose Garden della Casa Bianca dopo un colloquio a due nello studio ovale che ha preceduto l’ultimo State Dinner offerto alla delegazione italiana forte di molte “eccellenze” nella scienza, cultura, spettacolo, sport e moda allietata dalla musica della cantante Gwen Stefani.
Parole di elogio quelle di Obama e di sostegno a tre cavalli di battaglia del premier italiano: referendum sulle riforme, crescita economica, crisi dei migranti. Parole ribadite, di lì a poco, anche nella colazione di lavoro che il presidente del Consiglio ha avuto con il vicepresidente, Joe Biden e il segretario di Stato, John Kerry al Dipartimento di Stato. «Un uomo coraggioso, di visione genuina, capisce la politica e non si tira indietro quando la situazione diventa difficile» lo ha definito Joe Biden. Dello stesso tenore le parole del capo della diplomazia Usa Kerry. Ma è venuto da Obama l’apprezzamento più importante a Renzi che, secondo il presidente americano, «incarna una nuova generazione di leadership europea». Senza entrare nel merito del referendum italiano Obama ha chiarito che «in ogni caso Renzi dovrà andare avanti, restare al timone» perché il referendum costituzionale «aiuterebbe» la crescita dell’Italia. Giornata tutta all’insegna dell’amicizia italo-americana, quella di ieri, con le strade vicino alla Casa Bianca tappezzate di tricolori. Lo stesso Obama ha cercato di pronunciare qualche parola in italiano (oltre a «buongiorno» si segnala un «patti chiari, amicizia lunga» e un «prima il dovere e poi il piacere»).
Nessun dubbio, da parte di Obama, sul fatto che il futuro politico di Renzi non debba essere legato all’esito del referendum che secondo il premier italiano servirà per «combattere la burocrazia, ridurre i costi della politica e avviare un processo di riforme anche in Europa». Il 2016, ha ironizzato Renzi, «non è un anno felice per organizzare il referendum. Ho idea che gli americani siano più preoccupati del voto dell’8 novembre rispetto a quello del 4 dicembre».
Obama e Renzi condividono anche la necessità di aumentare crescita e investimenti in Europa. «È una necessità per gli Stati Uniti e una necessità per il mondo – ha spiegato Obama – avere una Unione europea forte e prospera». Su questo tema Obama e Renzi condividono la stessa agenda. Secondo Obama «c’è un legame tra ristagno economico e alcuni degli impulsi meno costruttivi e più populisti che stanno emergendo e queste tendenze in Europa mi stanno preoccupando». E Renzi ha indicato gli Usa come «un modello»per le politiche di crescita, in antitesiall’austerity europea. A giudizio di Obama il presidente della Bce Mario Draghi «sta facendo un buon lavoro ma la politica monetaria da sola non è sufficiente». Serve quindi un coordinamento tra le forme di monitoraggio e le politiche fiscali. Un ringraziamento di Obama all’Italia è poi quello per il contributo alla coalizione anti-Isis con l’addestramento delle forze di polizia in Iraq e la stabilizzazione in Libia oltre che per a partecipazione alle forze Nato impegnate ora a rotazione ai confini con la Russia.
Anche sui migranti Obama ha dato atto della generosità con cui l’Italia sta salvando centinaia di migliaia di vite umane nel Mediterraneo guidando l’operazione navale Sophia. «Un suggerimento che posso dare – ha aggiunto il presidente americano – è che non ci può essere situazione in cui Italia, Grecia o Germania sostengono tutto il fardello» della crisi dei migranti. «L’Ue deve essere unita nel bene e nel male, deve sostenere i costi e non solo i benefici». Posizione più volte espressa da Renzi che ha annunciato come l’Europa deve rimettere al centro le politiche verso il Mediterraneo e l’Africa a cominciare dal Consiglio europeo di giovedì prossimo. Per quanto riguarda l’Italia Renzi ha ricordato che sono stati aumentati i fondi in dotazione alla cooperazione allo sviluppo che porteranno gli aiuti italiani ai Paesi più poveri dal settimo al quarto posto tra i donatori principali.

Gerardo Pelosi

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