Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Renzi torna in tv e attacca D’Alema: scissione di palazzo ideata da lui

La scissione? «Era un disegno già scritto, è come se D’Alema e i suoi amici non avessero mai mandato giù il rospo per aver perso…». Perché si è dimesso? «Mi sono dimesso perché ho fatto tanti errori, il referendum l’ho perso io, a differenza di quello che fanno tutti in Italia ho preso atto di una sconfitta, che però ha bloccato il Paese..».

È appena tornato dalla California, gli scissionisti sono al lavoro per dare forma di partito alla costola del Pd, lui non è più segretario ma conta di tornare ad esserlo, nel brevissimo periodo. Le prime domande sono proprio su coloro che se ne sono andati: «Io mi sono dimesso, ma da qui a dire che uno deve accettare il ricatto, eh no. Io dico a D’Alema non scappare, accetta di candidarti, vieni, vediamo chi ha più voti…».

In prima serata, Matteo Renzi, sui Rai3, nel corso della trasmissione «Che tempo che fa», torna sullo scenario politico e conferma che non ha nessuna intenzione di fare un passo indietro. Si discute di legge elettorale: «La nostra proposta, sul modello dei sindaci, è andata, non c’è più, spero che il Parlamento approvi una legge elettorale con i collegi, come il Mattarellum…». Si discute soprattutto dei suoi progetti per il futuro e delle sue recenti decisioni: «Ora sono un semplice cittadino, se riparto lo faccio da zero, ero l’uomo più potente d’Italia ora no ora no».

Voleva addirittura lasciare la politica, gli ricorda il conduttore. Chi l’ha fatta desistere? «Beh discussioni accese, mia moglie, i miei figli, che devono accettare il fatto che hanno un papà che può perdere ma non può arrendersi. Ho perso una partita ora cercherò di vincere la prossima, non si può lasciare l’Italia nella palude».

Un auspicio fondato sul giudizio che ha dei protagonisti della scissione: «È tornata la piccola politica, la scissione penso sia una cosa molto di Palazzo. Non fanno altro che parlare di me, parlino di più del Paese e dei programmi. Non ne posso più io di questo dibattito. Pensiamo i cittadini, smettiamo di fare discussioni che non interessano a nessuno». Insomma Renzi è pronto a tornare, rilancia anche uno spirito di sacrificio: «Non penso a me stesso, ma vorrei che l’Italia non si rassegnasse alla logica del non cambierà mai niente». Sul coinvolgimento del padre nell’inchiesta Consip è netto: «Essendo io un personaggio pubblico non posso che dire che sto con i magistrati. Conosco mio padre e conosco i suoi valori, però i processi ci devono essere nei tribunali».

Quando si vota? Qualcuno evoca la frase che rivolse ad Enrico Letta, «stai sereno», e poi il governo cadde per mano del Pd. Renzi assicura che Paolo Gentiloni sarà artefice del suo destino: «Le elezioni sono previste nel 2018, se Gentiloni vorrà votare prima lo deciderà lui, non altri». Il programma e le tasse: «Ridurre le tasse è un dovere oggi, lo abbiamo già fatto, ma troppo lentamente, stiamo lavorando su un piano di riduzione dell’Irpef nei prossimi 5 anni, ma al di là dei piani a me preme che ritorni il tema del futuro, non si può sempre risolvere i problemi aumentando il prezzo della benzina. Noi dobbiamo trovare un paracadute per chi non ce la fa, ma non possiamo dire reddito di cittadinanza, che vuol dire “tranquillo ci pensa lo Stato”. L’Italia muore così. Io dico provaci, ti do una mano, ti faccio fare un corso di formazione: lavoro di cittadinanza, non reddito».

Marco Galluzzo

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

«È un falso dilemma» che la Bce abbia un solo mandato e la Federal Reserve due. Anche la Banca ce...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Un intervento normativo finalizzato a favorire il rafforzamento patrimoniale delle società di capit...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Scuola e lavori pubblici, settore residenziale e miglioramento delle norme in fatto di appalti, come...

Oggi sulla stampa