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Renzi taglia ancora “Ires ridotta già nel 2016 e canone tv a 100 euro”

ROMA – Ci sarà uno sconto sul canone Rai – che però dovrà essere pagato attraverso la bolletta della luce – e un taglio sulle imposte versate dalle imprese. Tutte le imprese non solo quelle che operano al Sud. Niente anticipi, invece, per la digital tax: Google, Facebook e gli altri giganti del web, almeno fino al 2017, non pagheranno tasse sui profitti realizzati in Italia. Ad assicurarlo è il premier Renzi che – ospite di Lucia Annunziata “In ½ ora” su Rai3 – ha fatto il punto su alcune anticipazioni uscite riguardo alla legge di Stabilità e ne ha approfittato per avvertire che, quanto a ripresa, il governo ci è andato piano ed è stato fin troppo prudente. Per il 2015 «grazie alla saggezza di Pier Carlo Padoan » nella nota di aggiornamento al Def ( Documento economia e finanza) «abbiamo stimato una crescita del Pil allo 0,9 per cento. Ma secondo me arriviamo all’1» ha detto Renzi.
Ottimismo a piene mani, quindi, a partire dagli esiti del rientro dei capitali («nel bilancio metteremo 2,5 miliardi, ma non sarei sorpreso se dalla Svizzera ne arrivassero 5») fino a dire che «nei prossimi dieci anni, o anche meno, l’Italia diventerà l’economia più forte in Europa». E promesse di nuovi tagli alle tasse.
Renzi è partito dalla correzione prevista per uno degli oneri più impopolari: quello versato dagli abbonati Rai. Di abbassamento del canone se ne era già parlato lo scorso anno, poi non se ne fece nulla. «Ora – annuncia il premier – lo riduciamo e contemporaneamente diciamo che lo dovranno pagare tutti, attraverso un meccanismo che potrebbe essere quello della bolletta». Far convivere tele e luce, quindi, e probabilmente legare l’onere non più al possesso del televisore, ma allo smartphone, tablet o al pc: tutti strumenti attraverso i quali oggi è possibile vedere i programmi Rai. L’obiettivo dichiarato è quello ridurre una evasione data al 30 per cento e stimata attorno ai 500 milioni di euro. «Oggi il canone costa 113 euro, il prossimo anno costerà 100. Chi è onesto paga e paga meno, perché in Italia il tempo dei furbi è finito» ha detto Renzi.
Ma sul fronte dei versamenti la legge di Stabilità, promette il premier, potrebbe contenere un’altra «sorpresa», questa volta dedicato alle aziende. Confermato il taglio sulle tasse per la prima casa riservato alle famiglie, la prossima manovra conterrà anche un taglio all’Ires versata dalle aziende.«Il prossimo anno, a dispetto delle aspettative, ci sarà anche un intervento significativo sulla riduzione delle tasse per le imprese, l’Ires. Io volevo portarla nel 2017, d’accordo con Padoan, credo che riusciremo ad anticiparla almeno in parte nel 2016». E il taglio anticipato di un anno non riguarderà solo le imprese del Mezzogiorno, come vociferato nei giorni scorsi, ma sarà esteso a tutto il territorio, anche perché, ha specificato Renzi, la misura non può valere solo per il Sud: Bruxelles la considererebbe un aiuto di Stato. Secondo i conti fatti dalla Cgia di Mestre ogni punto di riduzione dell’aliquota Ires consentirebbe alle società di capitali e ai grandi gruppi di pagare complessivamente 1,2 miliardi di euro in meno di tasse l’anno. Nulla a detto Renzi sulle risorse da trovare per finanziare la misura, ma l’obiettivo del governo, ha precisato , è quello di fare in modo che, «gradualmente» sulla tassazione del reddito d’impresa «si possa fare meglio della Spagna ». Oggi a Madrid le aziende versano il 25 per cento, in Italia, fra Irap e Ires si arriva al 31,4 per cento.
Non ci sarà nemmeno il ventilato anticipo della digital tax. «Dobbiamo trovare un modo per far pagare le grandi multinazionali ma “cum grano salis” e a livello europeo – ha precisato Renzi – O l’Europa lo fa nel 2016 o noi nel 2017. Ma dobbiamo evitare di farla percepire come una tassa sull’innovazione, siamo troppo indietro sulla banda larga e sul pagamento elettronico». Confermati invece i tagli alla spending review (ma per 6-7 miliardi invece dei 10 inseriti nel Def) e soprattutto quello «di 1000 poltrone » che dovrebbe arrivare con il testo unico sulle partecipate locali collegato alla legge di Stabilità.
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