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Renzi scriverà anche alle famiglie in Italia

«La maggioranza silenziosa degli italiani sta con noi»: a una ventina di giorni dal referendum, Matteo Renzi scopre le carte. Sono gli astensionisti, oltre che «gli elettori della Lega e del Movimento 5 stelle che, leggendo il quesito, voterebbero Sì» , l’obiettivo di questa ultima fase della sua campagna elettorale. Non a caso il premier, quando si trattò di decidere la data dell’appuntamento elettorale, chiese di farla slittare di una settimana, dal 27 novembre al 4 dicembre, proprio per convincere i renitenti al voto a mobilitarsi. Anche per questa ragione Renzi, nella sua veste di segretario del Pd, ha deciso di mandare un’altra lettera, questa volta a tutti gli italiani, per invitarli a votare Sì.

«Berlusconi e Grillo a parole sono per le riforme, ma poi fanno il bidone. Sono venti giorni che valgono venti anni. Siamo al bivio decisivo», incita il premier. Che si rivolge proprio alla maggioranza silenziosa evocata nella sua Enews quando, invece di minimizzare come al solito l’allarme spread, dice: «Con l’incertezza è ovvio che aumenta».

Già, perché, come spiega ai suoi, il premier è convinto che «la maggioranza silenziosa sia portata a scegliere la stabilità». Sono quelli che vorrebbero restare a casa che Renzi vuole portare al voto. Ed è per questo motivo che oggi e domani sarà in Sicilia, patria dell’astensionismo. Ma la «maggioranza silenziosa» è anche quella che non si esprime nei sondaggi e che, magari, ha già deciso di votare per il Sì, solo che non lo dice: «Un po’ come avveniva per la Dc – spiega David Ermini – quando la gente intervistata si vergognava di votare per lo scudocrociato».

Dunque, il premier non rinuncia a giocarsi tutte le carte. E benché non dica più apertamente che si dimetterà in caso di vittoria dei No, lo lascia intendere chiaramente quando spiega: «Non sono qui per vivacchiare, ma per cambiare. Preferisco morire da Renzi che vivere da “galleggiatore”». I suoi interlocutori sono molteplici. La «maggioranza silenziosa» che, «soprattutto al Nord», «teme gli effetti controproducenti dell’instabilità». Gli elettori «che puntano al cambiamento» e che il premier vuole portare dalla sua.

Ma il messaggio del premier che non vuole galleggiare e preferisce «morire da Renzi» è indirizzato anche gli attori politici, che vorrebbero che il premier rimanesse al suo posto pure in caso di sconfitta: Berlusconi, che ha fatto sapere di essere pronto a collaborare con il governo per varare una legge elettorale proporzionale, Alfano, che ha detto che Renzi dovrebbe restare comunque, e alcuni esponenti del Pd, sia di minoranza che di maggioranza, che la pensano come il ministro dell’Interno.

A tutti loro Renzi invia il suo messaggio. Al quale va aggiunta una postilla non esplicitata: quei Sì, saranno quanti saranno, Renzi li considererà quasi tutti “roba sua”. E perciò, in caso di vittoria, li farà pesare al tavolo delle trattative per la modifica dell’Italicum. Far passare «un proporzionale che non garantisca la governabilità non sarà perciò possibile». Sono avvisati tutti. Anche gli alleati del Nuovo centrodestra. O i bersaniani, che potrebbero veder anticipare il Congresso del Pd «per il chiarimento dovuto».

Maria Teresa Meli

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