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Renzi-Schäuble, nervi tesi su conti e surplus

Applausi al Bundestag, ieri, per il ministro dell’Economia tedesco, Wolfgang Schäuble che difendeva la legge di bilancio e invitava la Commissione Ue a prendersela con quei Paesi (come l’Italia) che «sanno fare solo debiti». Ma applausi anche a Piombino e Firenze per il premier italiano, Matteo Renzi che esortava la Commissione Ue a controllare meglio i bilanci come quello tedesco con “surplus commerciali che creano seri problemi a tutta l’Europa”. Due interpretazioni diverse, sempre più inconciliabili, della disciplina fiscale e della stessa idea di Europa che si fronteggiano proprio alla vigilia di una catena di importanti appuntamenti elettorali europei che verrà innescata con il referendum costituzionale italiano il 4 dicembre prossimo.
Il ministro tedesco Schäuble, parlando al Bundestag ha sostenuto ieri che «le raccomandazioni della Commissione» sui surplus delle partite correnti da reinvestire vengono rivolte a interlocutori «sbagliati». Non vanno infatti indirizzate ai tedeschi i cui investimenti, in dieci anni, «sono cresciuti del 3,9% all’anno» mentre la media dell’eurozona è sei volte più bassa (0,7%) e che sono serviti a finanziare tra l’altro i costi dell’accoglienza dei richiedenti asilo. Tra gli applausi dei deputati, Schäuble ha sostenuto che con le raccomandazioni sul surplus delle esportazioni di beni e servizi la Commissione si sottrae «al suo compito» che è quello di «giudicare se i bilanci dei singoli Paesi europei corrispondo alle regole Ue creando la premessa perché la zona euro rimanga stabile». In altre parole: Bruxelles non ci rampogni perché siamo troppo bravi ad esportare (anche grazie ai tassi zero della Bce) ma pensi piuttosto «ai Paesi che sanno fare solo debiti. Un riferimento più che esplicito ai Paesi meno virtuosi sui conti pubblici tra i quali l’Italia.
Quasi immediata la reazione di Renzi: «L’ho detto davanti alla Merkel – ha precisato il presidente del Consiglio – sono stato il primo leader a farlo in Consiglio europeo. Quindi dico a Schäuble: «La Commissione Ue deve controllare i bilanci? Sì, iniziando dal tuo, caro Schäuble. Iniziando da quello tedesco. Io voglio cambiare la politica economica europea, tutta basata sull’austerity». In una scuola romana che ha usato un finanziamento della Bei Renzi ha chiarito il suo pensiero: «Dico grazie a quella parte di Europa che crede nel futuro come qui – ha osservato il premier – ma nello stesso tempo diciamo ai sindaci: spendete per l’edilizia scolastica perché quei soldi saranno fuori dal Patto di stabilità».
Contro l’Italia si è registrato ieri anche un altro affondo, quello del capogruppo del Partito popolare europeo (Ppe) Manfred Weber che a Strasburgo (si veda anche l’articolo sotto) ha preso di mira Renzi. «A differenza del premier spagnolo Mariano Rajoy – ha scandito Weber – Renzi utilizza Bruxelles come un capro espiatorio da sacrificare in politica interna». Gli ha risposto Gianni Pittella, capogruppo dei socialisti europei (S&D): «Di “bad guy”in Europa ce n’è uno solo: Schäuble che, con la sua ottusa ossessione per l’austerità, sta creando una rivolta di popolo contro questa Europa e che, se non sarà fermato, porterà l’Ue al baratro». Quella di Schaueble e Weber contro «la nuova impostazione economica» della Commissione Ue in favore di una “politica espansiva” è stata una «reazione scomposta», ha dichiarato la capodelegazione deglieuro deputati del Pd, Patrizia Toia.

Gerardo Pelosi

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