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Renzi: rivendico la mozione su Visco Scontro con Boldrini sul regolamento

Le parole di Matteo Renzi ieri in tv alla trasmissione «in 1/2h in più» non spostano di un millimetro la delicatissima partita intorno alla nomina del governatore della Banca d’Italia. «Un partito di sinistra non può pensare che la priorità sia stare a difendere il governatore», dice il segretario del Pd, rivendicando la mozione approvata in Parlamento che chiede una scelta in grado di assicurare «nuova fiducia» verso Bankitalia dopo le crisi bancarie di questi anni. E contrattacca sul sospetto che la sfiducia di fatto verso l’attuale governatore, Ignazio Visco, sia stata mossa dalla crisi che ha coinvolto due anni fa anche Banca Etruria, dove il vicepresidente era il papà di Maria Elena Boschi: «Non ho scheletri nell’armadio». Infine, Renzi se la prende con Laura Boldrini: «Non avrei dichiarato ammissibile la mozione M5S» che chiedeva esplicitamente di non confermare Visco. Pronta la replica : «Non si può chiedere alla presidente della Camera di impedire alle opposizioni di esprimersi». Anche in un’intervista al quotidiano spagnolo El Pais Renzi sostiene che con il premier non c’è alcun problema: «Gentiloni è un amico, una buona persona. Giochiamo nella stessa squadra». Ma un problema, anzi un pasticcio, oggettivamente si è creato. Che, secondo legge, deve essere risolto dal presidente del Consiglio insieme col presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Visco scade il 31 ottobre ed è rinnovabile per altri 6 anni. Gentiloni dovrebbe portare la sua proposta al consiglio dei ministri e quindi al Quirinale venerdì 27. Il giorno prima Visco parteciperà a una delicata riunione della Banca centrale europea, al termine della quale il presidente Mario Draghi potrebbe annunciare la prima riduzione del Quantitative easing, l’acquisto di titoli per immettere liquidità nell’economia. Difficile che Palazzo Chigi e Quirinale scoprano le carte prima, soprattutto se la scelta dovesse cadere su un nome diverso da Visco. Si potrebbe invece accelerare in caso di conferma dell’attuale governatore.

A complicare la situazione non c’è solo la mozione del Pd, ma anche la determinazione dello stesso Visco a non farsi da parte, perché ciò suonerebbe come un’ammissione di colpa, mentre il governatore ritiene di aver fatto tutto ciò che doveva e poteva nell’ambito delle funzioni e dei poteri della Banca d’Italia, che non è l’unica istituzione ad avere competenze sul sistema bancario (basti citare solo la Consob). Non solo. Visco è ansioso di collaborare con la commissione d’inchiesta parlamentare, alla quale ha già fornito l’elenco dei documenti (4.200 pagine) che la Banca d’Italia metterà a disposizione, e dalla quale aspetta di essere convocato in audizione. Infine, la determinazione di Visco discende anche dal fatto che gli erano giunti chiari e autorevoli segnali sulla sua conferma.

La mozione del Pd ha sparigliato le carte. A questo punto il ruolo del presidente della Repubblica, cui spetta la nomina su proposta del premier, è decisivo. Mattarella ha diverse possibilità: imporre la conferma di Visco, respingendo il maldestro tentativo di condizionamento di Renzi o favorire un compromesso, nominando il numero due di Bankitalia, Salvatore Rossi, evitando cioè la nomina di un governatore esterno alla banca centrale. Ma c’è chi osserva come la scelta di uno dei vice di Visco avrebbe poco senso, essendo le decisioni del vertice di Bankitalia condivise.

Enrico Marro

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