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Renzi rassicura Gentiloni “Voto previsto nel 2018 se lui vuole anche prima”

Tornato dal viaggio di istruzione in California, Matteo Renzi comincia la campagna elettorale per la segreteria Pd dal salotto di Fabio Fazio su Rai3. «Riparto da zero con la forza delle idee» è lo slogan scelto dall’ex presidente del Consiglio, che ironizza sulla sua nuova condizione di privato cittadino: «È bello, dopo tre anni, farsi chiamare di nuovo solo Matteo e non più presidente».
Il tono è il solito, anche se appena più compassato dopo la batosta del 4 dicembre: «Ho preso atto della sconfitta, ho rispettato il volere degli elettori e sono andato a casa. Non ho dato la colpa agli italiani, ma a me stesso», afferma. E poi aggiunge: «Dopo il referendum è tornata la Prima Repubblica, tutti si scindono nei partitini». Sulla scissione del Pd e la nascita di Dp, Renzi fa un nome e un cognome: «Era un disegno già scritto, ideato e prodotto da Massimo D’Alema. Che prima ha posto la condizione “congresso o scissione”. Io mi sono dimesso e a quel punto lui ha deciso lo stesso di uscire». E sul delicato tema dell’unità del partito, oggetto dell’intervista di Eugenio Scalfari a Walter Veltroni uscita ieri su Repubblica, conclude: «Veltroni dice di essersi dimesso per il bene del partito? Io non accetto il loro ricatto (dei fuoriusciti, ndr): non possono chiedermi di rinunciare all’ideale e al sogno che ho nel cuore». Alla domanda se questa scissione sia rimediabile, Renzi risponde elusivo: «Credo che sia una cosa molto di Palazzo. La stanno facendo sulla data del congresso, io farò di tutto perché si vada il più possibile insieme».
Sul perché non abbia lasciato la politica, l’ex segretario Pd afferma: «Volevo farlo, ci sono state discussioni accese anche in famiglia. I miei figli devono sapere che il loro padre può perdere ma non arrendersi. Non si può lasciare l’Italia nella palude e nel pantano». E lancia l’idea del «lavoro di cittadinanza» contrapposto al “reddito” di matrice pentastellata. Al punto da suscitare la reazione di Luigi Di Maio che sul blog di Beppe Grillo bolla l’iniziativa come «bieca propaganda». Mentre lo sfidante alla segreteria dem Andrea Orlando annuncia nei prossimi giorni una sua contro-proposta sul lavoro e scommette sulla possibilità di poter vincere la sfida congressuale con Renzi: «Ho una dote: saper unire. E il Paese ha bisogno di unità».
La data del 30 aprile fissata per le primarie del Pd, allontana l’ipotesi del voto a giugno. Sul tema Renzi chiarisce: «Le elezioni sono previste nel 2018. Se Gentiloni vorrà votare prima lo deciderà lui». Quanto al sistema elettorale che potrebbe garantire maggiore governabilità, spiega: «Spero che il Parlamento faccia almeno una legge come il Mattarellum. Però io sono fuori. Ai parlamentari dico: tocca a voi ». Sulla questione dei conti aperti con l’Europa, Renzi ricorda: «Noi in tre anni non abbiamo mai fatto procedura di infrazione europea e penso si debba continuare così. Sono fiducioso che Gentiloni e Padoan possano fare un buon lavoro». L’ultima domanda Fazio la riserva alla vicenda Consip, in cui è coinvolto anche Tiziano, il padre di Renzi: «È già successo in passato, sta accadendo ora. Conosco mio padre, ma ora non posso che dire che sto con i magistrati. Però i tempi del processo devono essere brevi».

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