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Renzi: “Raddoppia il taglio dell’Irap 3 anni a zero contributi a chi assume Cari industriali, non avete più alibi”

Matteo Renzi alza il velo sulla legge di Stabilità. Una manovra da 30 miliardi – ben più dei 10 previsti inizialmente – che comprende «la più grande operazione di taglio di tasse tentata in Italia» e una spending review «mai vista» (ipse dixit») da 16 miliardi e destinata a spingere il rapporto deficit/ pil verso la soglia del 3%.

«Tutti parlano dell’articolo 18 – ha detto il premier presentando la finanziaria all’assemblea di Confindustria Bergamo, dove le auto blu sono state accolte dal lancio di ortaggi e farina di qualche centinaio di contestatori della Fiom –. Diciotto invece sono i miliardi di imposte che taglieremo». Dieci andranno a stabilizzare gli 80 euro in busta paga, 500 milioni serviranno per sostenere le politiche per la famiglia. Il resto finanzierà due misure accolte da uno scroscio di applausi dalla platea di imprenditori: il taglio a zero per tre anni dei contributi sulle assunzioni a tempo indeterminato e la riduzione per 6,3 miliardi dell’Irap, grazie all’eliminazione della quota di imposizione sul lavoro. «È un’occasione per il mondo delle imprese – ha sottolineato il presidente del Consiglio –. Ora non ci sono più alibi».
Non è l’unica sfida ai datori di lavoro: «Noi non andremo da nessuna parte se non recupereremo un clima di fiducia», ha aggiunto Renzi. Proprio per questo – malgrado le proteste di Confindustria e i dubbi di Pier Carlo Padoan – tirerà dritto sul progetto di mettere il Tfr in busta paga. «Riguarderà solo chi ne fa richiesta – ha assicurato – e sarà accompagnato da un accordo con le banche che annunceremo a breve per non creareproblemi di liquidità alle aziende». Cui in ogni caso ha promesso un provvedimento per obbligare Agenzia delle Entrate, Asl e tutti gli altri titolari dei controlli a concentrare le loro ispezioni in un’unica tornata senza inutili duplicazioni, Da dove arriveranno le coperture per la manovra da 30 miliardi? Oltre all’ennesima scommessa sulla spending review («la politica deve essere la prima a dare l’esempio»), il governo sfrutterà il margine di manovra lasciato dal tetto al 3% del rapporto deficit/ pil, finanziando la legge di stabilità con nuovo deficit «per 11,5 miliardi». «Il Fiscal compact non mi piace – ha ribadito il premier – ma è stato votato e quindi non lo sforo ».
Un ramoscello d’ulivo è stato teso anche agli enti locali, in allarme nel timore (fondato) che i tagli alle spese dello Stato nascondano l’ennesimo colpo di forbice ai trasferimenti. «Libereremo “spazi di patto” per il Comuni per un miliardo», ha garantito Renzi. Soldi buoni anche per finanziare i lavori destinati a ripartire con lo Sblocca-Italia: «Sono riforme di cui abbiamo bisogno – ha ribadito il segretario del Pd –. Senza entrare nei meriti delle questioni di Genova, viviamo in un sistema bloccato da 20 anni dove le opere pubbliche vengono fermate da ricorsi e contro-ricorsi e dove lavorano più avvocati e giudici di aziende e manovali».
Renzi, fiutando le critiche sulla maxi-manovra, ha messo le mani avanti con chi lo accusa di essere una fabbrica di annunci: «Abbiamo ridotto il ceto politico, restituito gli 80 euro in busta paga. Magari falliremo. Ma ora è il momento di lasciare da parte le divisioni culturali e ideologiche – ha detto agli imprenditori –. Non per dare una mano al governo ma per darla all’Italia e agli italiani». A fine legislatura – l’ultima promessa – «arriveremo col Paese trasformato».
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