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Renzi pronto al blitz sulle unioni civili “La legge entro l’estate non si può stare fermi”

Forzare la mano. Andare avanti per non restare con i piedi nelle sabbie mobili. Nell’ultima riunione di segreteria Matteo Renzi ha deciso di accelerare su un tridente di provvedimenti per uscire fuori dalla palude in cui rischia di arenarsi nei prossimi due mesi. «Dobbiamo chiudere sulle unioni civili, a costo di forzare la mano all’Ncd. E procedere sullo “ius soli” e sul conflitto di interessi ». Un tris di leggi che dovrebbe servire anche a spostare a sinistra la barra del governo. Provando a ricucire quella ferita con il popolo di centrosinistra che non ha digerito – e lo si è visto alle amministrative – la riforma della Buona Scuola.
Ma la necessità di «andare avanti» è dettata anche dal timore per lo stallo in cui si trova l’azione dell’esecutivo. Rinviata a settembre la riforma costituzionale, con la riforma della Rai che (a fatica) riuscirà ad essere approvata in prima lettura al Senato e la riforma Madia della Pubblica amministrazione ancora alla Camera, l’estate 2015 rischia di essere ricordata come un lungo spazio vuoto. E l’immagine del motore imballato non è rassicurante per un premier che ha sempre predicato: «Il mio governo è come una bicicletta, se si ferma cade ».
Il problema nasce, paradossalmente, per la troppa carne messa sul fuoco. Il Parlamento è infatti intasato da cinque decreti leggi in scadenza (2 alla Camera e 3 al Senato) che hanno la precedenza sul resto e lasciano indietro le riforme strutturali: il decreto Pensioni, reso necessario dopo la sentenza della Consulta, il decreto Enti locali, il decreto Ilva, quello sul credito, il decreto Strade sicure. Una massa di provvedimenti che ostruiscono il passaggio a tutto il resto. Per questo, a palazzo Chigi, hanno studiato una mossa ancora segreta, pronti a calarla sul tavolo alla prossima capigruppo. Per disgorgare le Camere l’idea è quella di svuotare due decreti leggi e trasferirne i contenuti nei rimanenti tre decreti. In questo modo la “tagliola” ridurrebbe da cinque a tre di provvedimenti d’urgenza, lasciando più tempo per approvare qualcosa di forte prima della pausa estiva.
E quel “qualcosa”, secondo Renzi, dovrebbe essere proprio il disegno di legge Cirinnà sulle unioni civili. Certo, resta intatto il problema politico rappresentato dal Nuovo centrodestra, che con il senatore Giovanardi ha eretto una diga di centinaia di emendamenti per bloccare quelli che chiama «i matrimoni gay». Ma il premier è disposto ad aggirare l’ostacolo, se necessario anche con i voti dei cinque stelle: «Dopotutto si tratta di una materia parlamentare, la maggioranza di governo è un’altra cosa». Se le cose andassero così, Angelino Alfano potrebbe comunque dire di aver fatto la sua battaglia. Senza per questo compro- mettere la stabilità dell’esecutivo. Non è detto poi che non si possano aggiungere anche i voti di qualche forzista. Nel Pd ieri non è passato inosservato il messaggio di Francesca Pascale, compagna di Silvio Berlusconi, inviato al segretario nazionale di gaylib, Daniele Priori nel corso del Mediterranean Pride di Napoli: «Sono con voi. Considero l’intera comunità lgbt una grande famiglia allargata in un family day di mille colori. Sono convinta che questa è la volta buona, oramai siamo la maggioranza». Difficile dire di quante divisioni disponga la Pascale nel gruppo berlusconiano a palazzo Madama. Ma che qualcuno possa andarle dietro non è impossibile. Certo il tempo stringe. E bisognerebbe convincere il forzista Nitto Palma, presidente della commissione Giustizia di palazzo Madama, ad assecondare un percorso fatto, se necessario, anche di sedute notturne per smaltire i 1700 emendamenti. La spada di Damocle che pende sulla testa di Nitto Palma, uno dei presidenti forzisti destinato a lasciare il suo posto a settembre, non aiuta. Così si sta pensando di offrirgli una riconferma, in cambio della collaborazione sulle unioni civili.
L’altro masso che ostruisce la carreggiata è la commissione Bilancio, il cui parere è necessario visto che molti articoli – a partire dalle pensioni di reversibilità – comportano oneri per lo Stato. Il fatto è che la Bilancio è priva da una settimana del suo presidente, Antonio Azzollini, che ha mollato l’incarico per l’inchiesta di Trani. I problemi dunque sono molti. «Per questo – osserva il sottosegretario alle riforme Ivan Scalfarotto – ho deciso di continuare il mio diguino, per dare più forza a Renzi».
Quanto alla riforma costituzionale, in queste ore sono al lavoro due mediatori: la presidente della commissione Affari costituzionali, Anna Finocchiaro e l’altro sottosegretario della Boschi, Luciano Pizzetti. Proprio Pizzetti, che aderisce alla corrente degli ex bersaniani del ministro Martina, sta cercando di chiudere un accordo con i 25 della minoranza Chiti-Gotor. Ma l’obiettivo è ancora lontano.
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