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E Renzi non firma la tregua “Faremo emergere le colpe su Mps e banche venete”

Martedì scorso Paolo Gentiloni chiama Matteo Renzi. È la penultima di una serie di telefonate su Bankitalia, ma è quella definitiva: «Ci ho provato – scandisce il premier – ma non ci sono margini. Ho fatto il possibile». Vince il round Ignazio Visco, perde il segretario del Pd. Ha la meglio il Quirinale, mentre il presidente del Consiglio finisce stritolato in una neutralità impossibile. Tutto, però, lascia pensare che la sfida su Palazzo Koch sia appena cominciata. «La verità – confida ai suoi Renzi, pochi minuti dopo la conferma del governatore – è che noi sapevamo da 48 ore che sarebbe finita così, ma abbiamo messo a verbale il nostro radicale dissenso». Di più: «Adesso ci concentriamo sul lavoro della commissione sulle banche. Si parlerà degli istituti veneti, di Consob, di Mps e di tutto il resto. Il rischio è che esca indebolito un governatore appena riconfermato. Non per colpa del Pd, ma per il lavoro d’inchiesta parlamentare».
Partita su Bankitalia, la campagna elettorale promette di giocarsi per mesi attorno allo stesso palazzo. Il primo a saperlo è il Governatore appena riconfermato. So che non finisce qui, il senso dei suoi ragionamenti, so che continueranno fino alle elezioni, so che abbiamo limitato le crisi bancarie meglio che negli altri Paesi ma che non basterà a fermare le accuse strumentali che ci rivolgono. Per questo, Visco si prepara a resistere.
Dovrà mettercela tutta. L’ultima idea del Pd è quella di portare avanti il lavoro d’inchiesta anche a Camere sciolte. Non è prassi, ma come interpretare altrimenti la richiesta di conoscere al meglio le «regole d’ingaggio » avanzata ieri a Laura Boldrini dal presidente della Commissione Pier Ferdinando Casini, a cui nessuno dei gruppi parlamentari si è opposto? «Possiamo continuare nelle audizioni a Camere sciolte – ha domandato l’ex diccì – o dobbiamo fermarci? ». La risposta congiunta con Piero Grasso limiterà con ogni probabilità l’azione dell’organismo durante la campagna elettorale soltanto alla stesura dell’istruttoria finale. Ma il messaggio è arrivato comunque a destinazione. «Una commissione d’inchiesta si fa per scoprire la verità – insiste d’altra parte Matteo Orfini – non per nascondere le responsabilità. Chi non ne ha, non ha ragione di preoccuparsi ». C’è da preoccuparsi, invece. I veleni promettono di invadere l’arena elettorale. E Renzi non arretra. Non ha intenzione di ascoltare i richiami informali del Colle alla moderazione. In privato, anzi, ricorda che il bis del Governatore era avversato mozioni alla mano – dall’ottanta per cento del Parlamento. Né teme di entrare in conflitto permanente con Mario Draghi, considerato il vero baluardo della continuità in Bankitalia. L’ultimo tentativo di mediazione a favore del direttore generale della Banca d’Italia Salvatore Rossi, fallito tre giorni fa per volontà del Colle, ha paradossalmente rinforzato le convinzioni dell’ex premier. «Quando Paolo mi ha richiamato – ricorda Renzi – gli ho detto che andava bene così, ma che resta un errore grave che mi trova radicalmente contrario». Nessuna tregua, insomma. Né voglia di simularla, come dimostra Orfini: «La commissione già dalle prime audizioni si è imbattuta in ripetuti casi di discutibile commistione tra controllato e controllore. E temo che di casi analoghi ne incontreremo non pochi». Vicende risalenti all’attuale gestione, questo è il target, come di quelle precedenti.
Ecco il cuore della strategia pianificata dal segretario dem. Sta tutto nella bozza di calendario di audizioni parlamentari anticipato da Renzi a Gentiloni a poche ore dalla nomina di Visco, durante l’ultima inutile telefonata tra i due. Un elenco di crisi bancarie da sviscerare, con la lente d’ingrandimento puntata sull’azione di vigilanza di Visco e dei suoi predecessori: dal 7 novembre, appena terminata la panoramica sulle banche venete, spazio per due settimane al delicatissimo dossier Monte dei Paschi, quindi altri quindici giorni dedicati ad Etruria. Nel mezzo, l’audizione del capo della Vigilanza di Bankitalia Carmelo Barbagallo. Solo alla fine toccherà a Visco, anche se i dem potrebbero chiedere di non lasciarlo in fondo alla lista.
C’è abbastanza benzina per appiccare un incendio. E c’è soprattutto la volontà politica di Renzi di non scontare in campagna elettorale la crisi di Etruria, semmai di cavalcare l’onda lunga dei pasticci bancari e guadagnare consensi su quel terreno. Un progetto condensato nelle convinzioni di Francesco Bonifazi, braccio destro e sinistro del leader: «Non sapete quanti imprenditori mi stanno mandando messaggi per chiedermi di andare avanti. Ci spingono ad accertare la verità. E così faremo!».

Tommaso Ciriaco

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