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Renzi: “Mercoledì tagliamo le tasse 10 miliardi pensando alle famiglie”. E attacca sindacato e Confindustria

ROMA — «O la politica cambia se stessa o il fiume dell’antipolitica ci porta via tutti. Io per primo sto rischiando l’osso del collo, o cambio il paese o cambio mestiere». Matteo Renzi ammette in tv la difficoltà del mestiere. Ma annuncia anche la grande riforma: «Mercoledì per la prima volta si abbassano le tasse. Non ci crede nessuno? Lo vediamo». Lo si vedrà in consiglio dei ministri tra due giorni. Perché – cita Walt Disney, ironizzando sul riferimento colto – «è la data che fa la differenza tra un sogno e un progetto». Il progetto è una riduzione delle tasse per 10 miliardi che aiuti le famiglie e, insieme, una semplificazione per le imprese. Ma la lite su Irpef o Irap è «imbarazzante»: «Per anni si sono aumentare le tasse, ora che si stanno abbassando sono iniziate le polemiche perchè “le abbassi agli altri e non a me”». Il riferimento è alla Confindustria che lo ha invitato a fare in modo che dalla riduzione del cuneo fiscale traggano vantaggio anche le aziende. Ma le stoccate di Renzi sono indirizzate sia agli imprenditori che ai sindacati: «No a un derby tra Confindustria e Cgil, ai quali dico “cosa avete fatto in questi ultimi 20 anni? Ascoltiamo tutti, ma cosa c’è da fare lo sappiamo noi, pensando alle famiglie che stanno soffrendo». Non lo dice esplicitamente, ma fa intendere che punta sulla riduzione dell’Irpef.
Ecco, intervistato da Fabio Fazio su Rai3 a “Che tempo che fa”, il neo premier assicura che la sua è la politica che si preoccupa dei problemi della gente. «A Palazzo Chigi ci sono sindaci, non politici vecchio stile e perciò la priorità assoluta è spendere i soldi che ci sono», e la stabilità delle aule scolastiche «è più importante della stabilità dei conti». Il pubblico, in studio a Milano, applaude spesso. Renzi è in sintonia con il comune sentire, anche quando parla della legge elettorale garantendo che oggi o al massimo martedì sarà approvata. Ma polemizza a sorpresa sulle “quote rosa”. «Sulla parità sono felice se troviamo una soluzione – dice, ricordando che lui la parità l’ha applicata sempre – Ma non credo che la parità vera si possa ottenere per legge. Il tema della parità tra donne e uomini non si affronta solo con una legge sulle poltrone». Parità, aggiunge, è che nessuna giovane donna debba firmare le dimissioni in bianco sul lavoro.
Il “pacchetto riforme istituzionali” prevede l’abolizione del Senato, trasformato in Camera delle autonomie con il taglio dei costi della politica. E qui è contro Grillo che parte l’attacco: «Perché i 5 Stelle non ci danno una mano? A lottare oggi contro il numero e il costo dei parlamentari c’è il Pd ma Grillo non c’è, e non è un caso che molti dei 5Stelle stiano cercando di scappare». Molte le frecce riformatrici all’arco di Renzi. Anche Alfano, il leader di Ncd, a Sky aveva annunciato che il governo avrebbe dato «un segnale di riduzione fiscale senza precedenti». Quindi i progetti per l’edilizia scolastica: il premier intende coinvolgere Renzo Piano e la sua idea di rammendo urbanistico. In tre anni saranno 10 i miliardi «per mettere in piedi le scuole». Di una cosa si è risentito invece, delle polemiche sulle canzoncine e il culto della personalità: «Sono rimasto molto colpito. L’ha detto Camusso del culto della personalità? Se è vero, è una delle cose più carine che ha detto». Comunque ogni settimana andrà a visitare una scuola, perché è indispensabile debellare il pregiudizio che «ci vuole asserragliati nel Palazzo ».
E conferma anche l’arrivo dell’assegno di disoccupazione, in un ddl più avanti. «I sindacati non ci staranno? Ce ne faremo una ragione ». Però i sindacalisti non sono tutti uguali: Renzi preferisce Landini a Camusso. E invita i sindacati a mettere le loro spese online: «La musica deve cambiare per tutti». Nessun imbarazzo invece per la nomina dei sottosegretari raggiunti da un avviso di garanzia. Vito De Filippo, ricorda, è indagato per spese improprie su dei francobolli: «L’avviso di garanzia non è una condanna». Infine torna sull’Europa e su quell’orgoglio di essere italiani, perché si vincono gli Oscar (abbraccio con Sorrentino dietro le quinte), perché abbiamo Pompei e perché, conclude in una standing ovation in studio, «l’Italia vuole guidare l’economia europea», non solo il semestre Ue. In quanto a lui, sa che lo guardano come l’acrobata sul filo: «Su quel filo non ci sono io, ma un intero paese che ha la chance di svoltare».

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