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Renzi: è l’Europa che preoccupa il mondo, non i nostri conti

«È l’Europa che preoccupa il mondo, me l’ha detto anche Obama, non certo lo zero virgola in più o in meno del bilancio italiano. Con la Commissione troveremo un’intesa, sono fiducioso, vediamo che fanno, per me la manovra è ottima e non ho intenzione di cedere, ma non penso che andiamo incontro ad una guerra. Ci mandano una lettera? Risponderemo, le mandano a tutti, non è questo il problema».

Prima di iniziare la riunione del Consiglio europeo, mentre salta il vertice dei capi di Stato e di governo socialisti, Matteo Renzi sorvola sul confronto tecnico in atto fra Commissione Ue e governo italiano, sulla legge di Bilancio (eventuali incomprensioni sono per lui «superabili») e incontra la sua delegazione parlamentare. Un incontro a porte chiuse, ma che ci mette poco a filtrare: una quarantina di onorevoli europei, il gruppo di un solo Paese più nutrito negli scranni di Strasburgo e Bruxelles, che ricostruisce così l’incontro con il premier.

Di ritorno dagli Usa, dove ha incassato un appoggio politico da parte di Obama che è andato ben oltre la cortesia politica fra alleati, Renzi dice innanzitutto una cosa, «vista da Washington la situazione del Vecchio Continente è disperante, Obama è convinto che molte crisi siano drammatiche ma risolvibili, meno quella in cui è finita la Ue con le regole dell’austerity».

In vista dell’anniversario dei Trattati di Roma, a marzo, nella Capitale, Renzi chiede a tutti di dare un contributo di idee, suggerimenti, proposte, perché lui vuole arrivare a quell’appuntamento con un’articolata opzione di svolta della Ue, «sia sul Fiscal Compact che sulle regole della governance», per rendere più fluidi, meno complicati, i meccanismi di funzionamento, decisionali, delle istituzioni europee. Ma non solo, perché a detta di Renzi una riscrittura delle regole Ue dovrebbe riguardare anche i pilastri economici, la dimensione sociale, un investimento nell’identità culturale europea. Insomma «bisogna fare della Conferenza di Roma un appuntamento decisivo». Ai suoi deputati Renzi dice almeno un’altra cosa: spendetevi per il referendum, anche all’estero, con tutti i vostri interlocutori, anche internazionali, e sappiate che «se vinciamo saremo più autorevoli nel 2017, in tutti gli appuntamenti che avremo di fronte, dal vertice di Roma a marzo al G7 di Taormina». E questo mentre i sondaggi, proprio in queste ore, tornano dopo alcuni mesi ad indicare il Sì alla riforma in vantaggio, seppure di poco.

Il tema immigrazione viene invece affrontato nel corso della riunione del Consiglio. «L’Italia — dice ai suoi colleghi Renzi — sta facendo la propria parte, ma in termini di solidarietà da parte di troppi Paesi non ho visto altrettanto impegno». Nel testo delle conclusioni del vertice che i leader approveranno oggi ci sarà il riconoscimento, frutto anche di una battaglia italiana, del «considerevole contributo, anche di natura finanziaria, apportato negli ultimi anni dagli Stati membri in prima linea» nel Mediterraneo centrale.

Intanto, sulla manovra, da Berlino, il ministro dell’Economia Padoan rassicura in questo modo: «Abbiamo con la Commissione Ue un dialogo aperto e costruttivo. Talvolta non siamo d’accordo sull’interpretazione di alcune regole ma alla fine noi la rispettiamo sempre». Un approccio che appare parallelo a quello di Renzi.

Marco Galluzzo

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