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Renzi: la missione della Cassa depositi, aiutare l’export delle imprese italiane

Più soldi pubblici, attingendo ai fondi del ministero dell’Economia e degli Esteri. Più investimenti privati, anche attraverso il coinvolgimento della nuova «banca per lo Sviluppo» targata Cassa Depositi e Prestiti appena rinnovata dei suoi vertici ora con il tandem di comando Gallia-Costamagna, amministratore delegato e presidente. Il nuovo corso lo tratteggia chiaramente Matteo Renzi e segue il ragionamento del superconsulente di Palazzo Chigi, Andrea Guerra, che ha parlato un mese fa della necessità di « una Cassa più proattiva e incisiva» nell’epoca dei tassi zero e con un patrimonio da 242 miliardi di euro derivante dalla raccolta postale degli italiani. Il premier di ritorno dall’Africa (ha visitato Etiopia e Kenya) dice senza mezzi termini: «Servono strumenti finanziari diversi: la Cdp, il supporto del Mef e del governo per sostenere le imprese e l’export italiano». Tecnicamente il nuovo soggetto riconducibile a Cdp è un’istituzione finanziaria per la «cooperazione e lo sviluppo». Un attore a sostegno delle imprese italiane attive nelle economie emergenti come alcune di quelle africane (il Kenya ne è un esempio) con un buon tasso di crescita e prospettive interessanti, soprattutto in termini infrastrutturali. Non a caso Renzi in Etiopia è stato accompagnato da Pietro Salini, in visita alla diga Gibe III in via di realizzazione dalla Salini-Impregilo dove ha appena lasciato il posto di presidente proprio il banchiere Claudio Costamagna chiamato in via Goito a Roma. 
A ben vedere però la banca per lo sviluppo è soltanto il primo passo di una strategia ad ampio raggio della Cassa in termini di sostegno alle esportazioni italiane, strategia appena abbozzata dalla vecchia gestione Gorno Tempini-Bassanini. Il riferimento è alla «Export Banca» lanciata timidamente da Cdp negli anni passati e che prevede una triangolazione con la controllata Sace, che agisce sul fronte delle garanzie alle imprese (assicura il credito) e la controllata Simest, che opera per stabilizzare il tasso di interesse dei finanziamenti che vengono concessi alle imprese. «Export banca» finora ha messo a disposizione 15 miliardi di euro, con un intervento di Cdp per 4,5 miliardi dal 2011 ad oggi finanziando direttamente 20 operazioni. Numeri importanti, ma esigui se si considerano solo i 6 miliardi di euro di patrimonio aggiuntivo della Cassa negli ultimi cinque anni grazie alla redditività elevata servita anche per staccare lauti dividendi al ministero del Tesoro. Ecco perché c’è da operare un cambio di passo

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