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Renzi: giù le tasse anche in deficit

Taglio delle tasse e investimenti, anche in deficit. Perché in una situazione di «deflazione impressionante» non bastano certo le misure pur lodevoli (anzi «benedette») della Banca centrale europea, non basta «il bazooka mensile» di Mario Draghi: «La lotta alla deflazione si fa con la politica attiva attraverso due leve: l’abbassamento della pressione fiscale, che non può non passare da un migliore uso della flessibilità all’interno dei margini europei, e gli investimenti nelle infrastrutture». Matteo Renzi torna a chiedere una svolta nella politica economica europea alla vigilia del terzo Consiglio Ue in un mese. Vertice che avrà ancora una volta al centro la questione dei migranti e dell’accordo tra Ue e Turchia per il contenimento del flusso verso i?Balcani. E su entrambi i fronti, incalza il premier, servono «risposte politiche» altrimenti «la Ue è finita».
Nelle consuete comunicazioni al Parlamento prima di partire per Bruxelles Renzi, con toni qua e là studiatamente antieuropeisti, lamenta l’eccesso di vertici tra i Paesi della Ue senza che questo si traduca in capacità decisionale («siamo di fronte a un meccanismo che rischia di impantanarsi in un potere di veto, passiamo pomeriggi a discutere delle virgole ma non sempre le conclusioni vengono implementate») e usa metafore poetiche per ricordare l’enorme dramma dei migranti che l’Italia per prima ha posto sotto gli occhi del vecchio continente («l’Europa va su Marte ma si ferma a Idomeni e vede un bambino costretto a essere lavato dalla propria mamma con una bottiglia d’acqua perché quel bambino è stato partorito in un campo profughi»). Ma è sul tema del taglio delle tasse, tema rivendicato come strategico e non elettoralistico, che Renzi porta più volte l’attenzione dei deputati e senatori. «Dicono che i tagli alle tasse siano spot elettorali. Ma ci sono gli spot elettorali quando ci sono le elezioni e noi vogliamo fare le elezioni a febbraio 2018. Da qui al 2018 sai quanto se li sono scordati i tagli alle tasse i cittadini…». Anche per questo fonti parlamentari smentiscono come non fondata la notizia circolata nei giorni scorsi di una misura simbolica come l’abolizione del bollo auto prima delle elezioni comunali di giugno. Il punto su cui Renzi vuole attirare l’attenzione del Parlamento italiano e dei partners Ue è un altro: con una deflazione così «impressionante» e con tagli di spesa già avviati dal governo italiano per 25 miliardi, «senza utilizzare la flessibilità le tasse non le riduce neanche mago Merlino».
Dunque, abbassamento delle tasse «eventualmente anche in deficit ma senza superare il limite». Com’è noto con la manovra del 2017 il deficit/Pil italiano dovrebbe attestarsi sull’1,1%. E Renzi sta preparando il terreno a quello “sforamento”, pur restando sotto il limite del 3%, che sarà messo nero su bianco nel Def. Insomma, nella prossima Legge di stabilità l’Italia userà tutti i margini di flessibilità disponibili. Il che si traduce in un ulteriore rinvio del pareggio di bilancio. E non si tratta solo del breve termine. Quando Renzi attacca con parole mai così forti in un contesto istituzionale il Fiscal compact pensa una battaglia di lungo termine, che vedrà la Ue impegnata dopo le elezioni politiche che si terranno in Francia e Germania nel 2017: «Il Fiscal compact e le sue declinazioni hanno comportato un danno alla direzione politica ed economica dell’Europa e anche dell’Italia. Il principio della flessibilità e quello degli investimenti sono stati letti soprattutto dalla stampa italiana come una nostra richiesta o un gentile cadeau da parte della Ue. E invece dopo qualche periodo di polemica appare evidente che la posizione dell’Italia non è tesa a rivendicare qualcosa per sé ma è una posizione che cerca di spostare la direzione politica ed economica dell’Ue».
L’altro caposaldo del rilancio si fonda d’altra parte sul rilancio degli investimenti, e qui il nodo sta per Renzi nel fatto che la bilancia del surplus commerciale europeo pende tutto dalla parte della Germania. Il rispetto delle regole vale per tutti, è la rivendicazione in sede Ue del premier. «Se i tedeschi portassero il surplus commerciale al limite previsto – rimarca – avremmo 38-40 miliardi di investimenti che aiuterebbero non solo la Germania ma anche l’Unione». Un tasto che Angela Merkel non ha molta intenzione di battere, per la verità, dal momento che anche ieri ha ricordato che con un euro così svalutato «non ci si può meravigliare che il nostro export aumenti più facilmente» e che comunque «la Germania del suo surplus di bilancio è anche un po’ orgogliosa».
Ad irritare Renzi, durante il dibattito parlamentare, sono soprattutto le accuse di voler abbassare le tasse a fini elettoralistici e le critiche agli 80 euro. Soprattutto se le critiche vengono da uno come Domenico Scilipoti, che si becca una reprimenda su Facebook: «Scilipoti dice che la misura degli 80 euro è ingiusta. Uno che prende 14mila euro al mese con quale coraggio può definire ingiusta una misura che restituisce appena 80 euro alla classe media italiana?». Così come Renzi mal digerisce le critiche al Jobs act: «Abbiamo creato 913mila contratti a tempo indeterminato, 468mila sono occupati permanenti e 221mila gli occupati totali, significa che il Jobs act ha funzionato». E se in Italia ci sono timidi segnali di ripresa – dice infine con un omaggio a Sergio Marchionne – «è anche perché siamo tornati a produrre auto e in Basilicata si produce la jeep».

Emilia Patta

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