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Renzi: “Farò una proposta per cambiare l’Italicum” La sinistra Pd rompe: parole

La disponibilità a rivedere la legge elettorale «è totale». L’ultima apertura, Matteo Renzi, la fa al culmine di un comizio in cui avverte gli avversari interni («Non ci faremo trascinare nel fango») e attacca frontalmente D’Alema: «Vuole rubare il futuro del nostro partito». Spiraglio timido e contraddittorio, per la minoranza Pd, che si aspettava qualcosa di più e tiene dritta la barra sul No.
Il segretario del Pd parla davanti a oltre un migliaio di simpatizzanti dentro Villa Bellini. Un po’ meno fuori a protestare, ma con la polizia ci sono momenti di tensione e anche una carica sui manifestanti (dopo gli scontri fermati due di loro). Renzi dice subito di voler «sparecchiare il tavolo » da qualsiasi elemento di contrasto: «Mi hanno chiesto di non personalizzare – dice – e ho smesso. Non parlo più di governo in caso di vittoria del No». Infine, appunto, l’Italicum: «Pronto a cambiarla. C’è bisogno però che gli altri facciano proposte. Noi, di certo, faremo le nostre».
L’importante, spiega Renzi, è difendere una riforma costituzionale «che è la stessa che voleva il Pds nel ’94 e l’Ulivo nel ‘96» e che fa parte dell’elenco delle cose fatte dal governo e dai parlamentari Pd nell’ultimo anno, fra cui l’Expo e la legge sulle unioni civili. «Le modifiche alla Costituzione non riducono gli spazi di democrazia – dice Renzi – ma riducono le poltrone, semplificano le istituzioni e le rendono più agili». E queste parole, il premier le pronuncia mostrando una sua bozza di scheda elettorale: «Qualcuno è contrario a ridurre un numero di parlamentari che è il doppio di quello degli Usa? Qualcuno è contrario a eliminare il Cnel che ha bruciato un miliardo in 70 anni avendo prodotto zero? Noi non consentiremo di fare del referendum costituzionale l’ennesima tappa del congresso del partito democratico. Il congresso si vince con i voti. Vi attendo lì».
E nel corso di un discorso in cui cita tre siciliani illustri di epoche diverse (Archimede, Giorgio La Pira e il medico lampedusano Pietro Bartolo), in cui dice che il G7 a Taormina «è una risposta a quanti negli incontri internazionali mi hanno detto che la Sicilia è solo mafia», Renzi riscalda la platea ironizzando sui 5stelle: «Dovevano trasmettere tutto in streaming ma devono avere finito i giga. Si sono chiusi nelle loro stanze e se le stanno dando di santa ragione: ma noi oggi non dobbiamo attaccare Raggi, rispettiamo le istituzioni e il voto dei cittadini di Roma».
Ma il tema centrale resta quello del referendum, di una modifica dell’Italicum che fa discutere. Se Roberto Giachetti smentisce di voler fare campagna per il No e dice che si batterà solo contro la reintroduzione delle preferenze, i leader della minoranza Pd respingono l’offerta di Renzi. Roberto Speranza si dice deluso: «Il premier non ha avuto coraggio e non vuole davvero abbassare lo scontro. Allo stato voto No». Durissimo Gianni Cuperlo: «L’appello all’unità del partito senza volontà di ascolto reale, usando verso un ex premier espressioni e toni che un capo del governo non dovrebbe permettersi, finisce nella retorica. Non è quello che serve di fronte ai rischi concreti di una rottura».

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