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Renzi e Padoan: “Nella manovra 2016 esclusi tagli ai servizi e nuove tasse”

«Niente tagli né aumento delle tasse, chi dice il contrario dice il falso». Il Documento di economia e finanza che sarà approvato venerdì – sottoposto ieri all’esame preliminare del Consiglio dei ministri (la bozza conta 128 pagine) – non conterrà brutte notizie, per il prossimo anno almeno. Il premier Renzi l’ha ribadito ieri più volte: «Le previsioni di sventura sono smentite». Anche se poi ammette che dopo il bonus da 80 euro, non arriverà una nuova diminuzione delle tasse. «La discussione proseguirà in autunno con la legge di Stabilità e se saremo in condizioni, le abbasseremo ancora». A scorrere le pagine del Def, scendono deficit e debito, sale il Pil, ma la disoccupazione resta alta: 12,3% quest’anno (dal 12,7 del 2014) e 11,7 il prossimo, ancora 10,5 nel 2019.

«È finito il tempo in cui i politici chiedono i sacrifici ai cittadini», esulta Renzi. Annunciando che il governo cancellerà le clausole di salvaguardia per il 2016-2017 («saranno eliminate, valgono un punto di Pil», dunque 16 miliardi di tasse, tra maggiore Iva e accise). «Uno 0,4% sarà coperto dalla riduzione degli interessi e dall’aumento della crescita, il resto dalla spending review ». A proposito di riduzione della spesa, il premier non fornisce una cifra precisa (parla di «5-10-15 miliardi»), ma spiega che non implicherà «tagli alle prestazioni per i cittadini» né toccherà «la carne viva degli italiani, ma gli sprechi della Pa». Certo, «se i sacrifici li fanno i politici male non fa». E come esempio porta il taglio delle centrali di acquisto e delle società partecipate dagli enti locali: «Se saltano le poltrone dei cda, non lo considero un sacrificio per i cittadini». Questo Def «non è una manovra, non toglie i soldi dalle tasche», insiste Renzi. Che poi cifra in 18 miliardi la diminuzione delle tasse messa in campo per quest’anno, sommando ai 10 miliardi per il bonus da 80 euro gli 8 miliardi «delle misure legate al costo del lavoro, ma non solo». Anzi, «sarebbero 21, se aggiungiamo i 3 miliardi della clausola di salvaguardia ereditata e disattivata».
Trionfale anche il comunicato stampa di Palazzo Chigi che parla di «prospettiva non più emergenziale», «finestra temporale favorevole », «ciclo della fiducia». Ovvero di «circolo virtuoso» che farà crescere l’Italia a un ritmo più elevato (0,7% quest’anno, 1,4 nel 2016, 1,5 nel 2017). «L’economia internazionale e italiana è migliore di quanto si pensava qualche mese fa, dire che le tasse aumenteranno è semplicemente falso», si rallegra il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. Anzi, «le aspettative che abbiamo adesso potrebbero essere sbagliate per difetto, potremmo avere numeri più positivi, ma per il momento preferiamo essere prudenti». Il deficit sarà contenuto entro il 3% del Pil (2,6 quest’anno, 1,8 il prossimo e 0,8 nel 2017). Il pareggio di bilancio strutturale sarà centrato nel 2017, sebbene «il quadro consentirebbe di raggiungerlo già il prossimo anno, ma lo abbiamo confermato al 2017 per conferire una natura espansiva alla programmazione per il 2016».
La regola europea del debito («questo incubo della montagna di debito che può attivare le terribili regole della ghigliottina», la definisce Padoan) sarà soddisfatta nel 2018, «risultato estremamente importante». Il debito pubblico scenderà dal 132,5% del Pil di quest’anno al 123,4 del 2017. Tra il 2015 e il 2018 si procederà con le privatizzazioni, con ricavi attesi per 1,7-1,8% di Pil, «spalmati sui quattro anni». Padoan cita Enel, Poste, Fs, Enav. Tra le reazioni, veemente Matteo Salvini (Lega), con il suo vaffa a Renzi via twitter, definito «bugiardo al servizio di Bruxelles». Stefano Fassina (Pd) critico: «Purtroppo il governo conferma la linea di finanza pubblica recessiva e iniqua in atto». I Cinquestelle delusi: «Renzi è un bluff, il buio oltre le slide». Forza Italia perplessa: «Def senza tagli né tasse? Allora siamo nel Paese dei balocchi».
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