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Renzi: “Banche solide accelerare le fusioni” Ma Piazza Affari trema

MILANO. Altra giornata di rassicurazioni sul settore bancario italiano da parte di politici e banchieri, mentre sui mercati gli operatori vendono i titoli, in attesa di elementi sonanti come le prossime riforme sulle sofferenze, sulle Bcc o sui tempi di recupero dei contenziosi creditizi. «L’Italia è un Paese solido, il sistema bancario anche – ha scritto il presidente del consiglio Matteo Renzi nella sua e-news -. Bisogna tuttavia accelerare sulle misure che sono rinviate da troppo tempo, a cominciare dalle fusioni, a cominciare dalle Popolari per le quali la riforma 2015 del governo, a lungo contestata, è invece decisiva e strategica».
Ma a Piazza Affari, gli investitori vendevano: l’indice Ftse Mib ha perso il 2,03%, al traino del settore che ha perso il 7% su Banco popolare, il 6,4% su Unicredit, il 6,2% su Bpm e il 3,3% su Mps. I venditori sembrano spaventati dai termini del dossier bad bank, da un anno in discussione tra Roma e Bruxelles e che oggi vivrà un incontro decisivo, tra il ministro del Tesoro Pier Carlo Padoan e il commissario alla concorrenza Ue Margrethe Vestager. Per una ricerca di Mediobanca (che è anche consulente del Tesoro sul tema) le attuali quotazioni delle banche italiane sono troppo penalizzanti, perché incorporano la necessità di 37 miliardi di euro di nuovi accantonamenti per perdite su crediti. Per gli analisti di Piazzetta Cuccia lo scenario peggiore possibile sconta future perdite da 27 miliardi sui 200 miliardi di sofferenze italiane, concentrati su Unicredit, (8,5 miliardi), Mps (3 miliardi) e Banco popolare (1 miliardo). Sono proprio tre dei titoli più venduti ieri, perché il mercato si posiziona già come se il decreto sulla bad bank in arrivo trasformasse in perdite sonanti tutte le esposizioni difficili di tutti gli istituti.
C’è stata molta speculazione sul tema delle sofferenze – ha detto l’ad di Unicredit Federico Ghizzoni -. Sicuramente il mercato ha preso in negativo quest’attesa che non si concretizza in decisione, il nostro livello di sofferenze è del 4%, fisiologico». Il manager, su cui si addensano da mesi nubi legate alla gestione poco redditizia della banca, a domande su un ipotetico rimpasto di vertice, che lo vedrebbe passare presidente con un nuovo ad, ha detto: «Sul futuro vedremo, al momento tutto tranquillo». Anche Fabrizio Viola, ad di Mps, ieri ha incontrato i sindacati e ribadito che «la situazione è solida, come mostrano i fondamentali di bilancio che saranno analizzati nel cda del 28 gennaio». I rappresentanti dei lavoratori del Monte gli hanno ricordato «il pesante clima vissuto in questi giorni dai dipendenti, soprattutto nella rete, che hanno dovuto fronteggiare situazioni di grande tensione con la clientela».
Un’altra cartina di tornasole per il settore sarà l’effettivo interesse a comprare le 4 “nuove ditte” Banca delle Marche, Etruria, Cariferrara, Carichieti. Ieri sera si sono chiusi i termini per manifestare interesse non vincolante. La comunicazione dell’avanzamento del processo di cessione, imposto dalla Commissione Ue il 22 novembre, giungerà oggi; ma il presidente Roberto Nicastro ha anticipato: «Ci aspettiamo interesse dall’estero e dall’Italia, sia da banche sia da operatori di private equity». E’ solo un primo passaggio, che andrà confermato dopo la perizia sui quattro istituti, che vanno all’asta in blocco a un prezzo attorno a 1,8 miliardi (è la cassa versata dal Fondo di risoluzione a novembre) e dopo che i loro crediti persi sono finiti in una bad bank. I nomi che girano sono Ubi e Bper (che in passato s’erano avvicinate a Banca Marche), il fondo Centerbridge e Primus Capital, unica a dichiararsi in anticipo.
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