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Renzi: andiamo avanti sul piano per le banche, scelte di mercato

Per le banche il governo cerca «soluzioni di mercato nel rispetto delle regole vigenti in Europa». Palazzo Chigi respinge le ipotesi avanzate dal Financial Times di un possibile intervento unilaterale dell’esecutivo per la ricapitalizzazione delle banche che dovessero trovarsi in difficoltà, che eviti il sacrificio di azionisti e obbligazionisti previsto dalle nuove regole Ue. E da Bruxelles confermano che i colloqui con Roma sono ancora in corso e che ci sono possibili soluzioni «in linea con le regole Ue per affrontare carenze di capitale senza effetti avversi per i piccoli investitori». Dalla Bce arriva poi un assist: il sostegno pubblico alle banche «propriamente regolamentato e controllato, è una componente fondamentale di un sistema bancario ben strutturato», ha detto Ignazio Angeloni, membro del consiglio di sorveglianza bancario Bce.

Al centro dei colloqui con Bruxelles c’è il meccanismo adottato l’anno scorso per autorizzare gli aiuti pubblici a quattro banche greche. Invece della cancellazione, o una riduzione del valore nominale, ai portatori di bond subordinati è stata proposta la trasformazione dei titoli in azioni. Con una perdita, ma anche la possibilità di rifarsi se la banca, risanata anche coi fondi pubblici, e sottoposta a un piano di ristrutturazione vincolante, tornasse alla redditività.

La conversione delle obbligazioni, in ogni caso, non sarebbe un’ipotesi contemplata per il Monte dei Paschi, la banca oggi in maggiori difficoltà. Un’eventuale ricapitalizzazione del Monte a carico dello Stato, che ne è già azionista al 4%, secondo le intese che sarebbero state già raggiunte tra il governo e la Ue, avverrebbe in continuità con il regime degli aiuti ricevuti da Siena con i Tremonti e i Monti bond. Servirebbe anche qui un piano di ristrutturazione, ma non scatterebbero le regole sulla condivisione delle perdite, entrate in vigore recentemente.

Il caso Mps è da settimane in cima alle preoccupazioni delle autorità. Che la banca fosse sotto pressione della vigilanza lo conferma una lettera della Bce con la quale si chiede la cessione di 10 miliardi di crediti in sofferenza in tre anni, in aggiunta a quelli programmati nel piano industriale. I crediti deteriorati netti dovrebbero scendere dai 24,2 miliardi attuali a 14,6 entro il 2018. L’alternativa è un rafforzamento patrimoniale, necessità che potrebbe essere evidenziata anche dai test Bce sulla tenuta dei bilanci bancari agli shock, attesi il 29 luglio.

Il Monte, che dovrà presentare le sue proposte alla Bce entro l’8 luglio, ieri è sceso ai minimi storici, toccando 0,33 euro per azione (-13%), con la capitalizzazione scesa sotto il miliardo. Un pacchetto di sofferenze Mps potrebbe essere rilevato a breve dal fondo Atlante, in via di rafforzamento. Si cercano altri soci e capitali (Cdp e il Tesoro potrebbero mettere ancora un miliardo), mentre il fondo è già in trattativa per la cessione delle due banche appena salvate. Sul tavolo ci sarebbe un’offerta per Pop Vicenza da un fondo inglese, ed un duplice interesse per Veneto Banca. Riuscissero queste operazioni, sarebbero un ottimo segnale per il governo che cerca soluzioni di mercato . «Non abbiamo salvato i bancari o i banchieri: noi abbiamo salvato i correntisti», ha detto ieri Renzi. «E se le misure sulle Popolari fossero state prese dal governo di centrosinistra nel 1998, con ministro del Tesoro Ciampi e direttore generale del Tesoro Draghi, oggi molte cose non sarebbero successe».

Mario Sensini

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