Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Renzi ammette: “La ripresa non arriva” Istat: “Andiamo verso la stagnazione”

Matteo Renzi ammette che le cose non vanno così bene come ci si aspettava. La crescita è «bassa» e «non siamo nelle condizioni di avere quel percorso virtuoso che immaginavamo di avere», ha detto ieri presidente del Consiglio, nel day-after dell’allarme di Cottarelli sui conti pubblici, alla direzione del Pd. L’ultimo dato sul Pil sfornato dall’Fmi riduce la crescita allo 0,3 per cento rispetto allo 0,8 stimato dal governo. Perché? Renzi dà la sua spiegazione: «Ci si aspettava una ripresa a livello europeo che non sta arrivando o sta arrivando in modo meno forte del previsto». Ma non tutto è nero, insiste Renzi: i segnali, dice, sono «altalenanti», «ogni giorno c’è un dato buono e uno negativo». Così invita a guardare quelli positivi: ad esempio, lo spread si è abbassato «vistosamente» con annesso risparmio sulla spesa per interessi, oppure ci sono le cifre appena giunte che indicano 50 mila occupati in più.

I rapporti che vengono sfornati ora dopo ora da fonti ufficiali e istituti di ricerca in parte gli danno ragione in parte rafforzano l’idea che l’Italia è in una condizione più pesante degli altri. L’Istat ieri ha annunciato che a giugno il tasso di disoccupazione è sceso al 12,3 per cento (dal 12,6 di maggio) e ha rilevato i 50 mila occupati in più annunciati da Renzi, ma nella sua nota mensile ha osservato inesorabilmente che il recupero della crescita si annuncia «più difficile di quanto prospettato» e che stiamo andando verso la «stagnazione». Se l’affermazione già considera il dato del Pil secondo trimestre, atteso per il 6 agosto, non c’è da aspettarsi niente di buono. Dall’altra parte tuttavia il male è in parte comune: la perdita di colpi della produzione industriale tedesca, giunta nei giorni scorsi, si somma ai dati di Eurostat di ieri che segnalano che nell’Eurozona l’inflazione prosegue la discesa: dallo 0,5 di giugno allo 0,4 di luglio. Significa che la deflazione e la caduta dei consumi sta facendo terra bruciata. Ma anche in questo caso l’Italia va peggio: perché a luglio noi siamo a quota 0,1.
Naturalmente tutto ciò ha un riflesso sui conti pubblici. Da una parte è necessario seguire le indicazioni europee per continuare a scendere, anche nel 2015, nel rapporto deficit-Pil dall’altra si rischia di uccidere il paziente a colpi di austerità. Renzi non si è sottratto: «Con i 16 miliardi di risparmio previsti dalla spending review, il rapporto deficit-Pil scenderebbe al 2,3 per cento nel 2015: in numeri non sono un problema ». La linea del governo sarebbe dunque quella di far salire il deficit rispetto al Pil dall’1,8 per cento «promesso» dal Def al 2,3 per cento. Ma questa è la spending, la manovra complessiva anche con un obiettivo «rialzato» dovrà comunque contenere 7 miliardi (confermati ieri da Renzi) per il rinnovo del bonus Irpef di 80 euro: costa 10 ma 3 sono stati già recuperati con il decreto di quest’anno a valere sul prossimo. Inoltre ci sono 4 miliardi di spese obbligatorie (5 per mille, cig in deroga, missioni internazionali). A questi vanno aggiunti tagli lasciati in eredità dal governo Letta per 4 miliardi (se non si faranno la clausola di salvaguardia prevede la ghigliottina sulle detrazioni fiscali). Infine c’è da recuperare il percorso verso il pareggio di bilancio strutturale, stabilito dal Fiscal compact, e rinviato dall’Italia tra i mugugni di Bruxelles al 2016: si tratta di 0,5 per cento di Pil, pari a 8 miliardi. Senza contare quest’anno e la mancata crescita che pesa sui conti pubblici per 4 miliardi e che tuttavia si pensa di compensare con l’effetto-spread. Circa 23 miliardi. Per questo Renzi ha ribadito che «la partita va giocata in Europa». Tradotto: flessibilità contro riforme.
Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Un voluminoso dossier, quasi 100 pagine, per l’offerta sull’88% di Aspi. Il documento verrà ana...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La ripresa dell’economia americana è così vigorosa che resuscita una paura quasi dimenticata: l...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Ancora prima che l’offerta di Cdp e dei fondi per l’88% di Autostrade per l’Italia arrivi sul ...

Oggi sulla stampa