Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Renzi: alt a governicchi E la Leopolda si scatena “Fuori la minoranza pd”

Migliaia di militanti del Pd che, a sentir solo nominare la minoranza del proprio partito, rumoreggiano, sbandano, urlano: “Fuori! Fuori!”. Non era mai successo in una forma così netta. Il popolo della Leopolda si separa con rabbia dal vecchio gruppo dirigente. Matteo Renzi parla alla pancia della sua gente: «Gli stessi che decretarono la fine dell’Ulivo 18 anni fa, stanno provando ora a distruggere il Pd. Hanno perso il congresso e ora usano il referendum come strumento per giocarsi la partita della rivincita». Dalle volte antiche della Leopolda arriva il boato, l’onda d’urto di un rancore che ormai non si ferma più: «Fuori! Fuori! Caccia Bersani!». Lui, forte del sì di Gianni Cuperlo, che ha provocato una ulteriore frattura in quel che resta della minoranza, non fa nulla per trattenerli. E avverte come la pensa sul dopo: «Il 2017 è l’anno della svolta, del G7 a Taormina, non di governicchi tecnicicchi». Insomma: se dovesse prevalere il fronte del No, non accetterò paludi.
Maria Elena Boschi, il giorno prima aveva invitato la platea a non fischiare Massimo D’Alema. Renzi, invece, lascia, eccome, che i suoi si sfoghino: «D’Alema dice che lui avrebbe fatto meglio la riforma, che questa è sbagliata…Ma perché non l’ha fatta lui allora? Hanno avuto 34 anni, non hanno combinato niente, e ora che la faccio io dicono che è un po’ frettolosa! Ma pensate davvero che gliene importi dell’articolo 70? Quelli che votano No vogliono solo tornare al potere e agli antichi privilegi».
Buh dalla platea. E’ finita. La famiglia, se mai c’era ancora, non c’è più. La Leopolda Pd fa pollice verso ai compagni della minoranza Pd, ancora dentro ma ormai scaricati, abbandonati al loro destino di “mummie” , espressione usata da Massimo Recalcati, sul palco prima di Renzi.
A Firenze salta, oltre la luce per un violento temporale, proprio quando deve parlare il leader (“Un castigo divino”) anche lo standard minimo dei rapporti. Pier Luigi Bersani, che oggi sarà in Sicilia a un’iniziativa del No, affida ai suoi la sua linea di resistenza: per mandarlo via devono andare a «prenderlo con l’esercito». Questo è «un derby», dice il premier, tirando la volata al Sì e galvanizzando le truppe, in prima fila la moglie Agnese, lo squadrone al femminile di Pinotti, Boschi, Serracchiani, Moretti. Un derby «tra cinismo e speranza, tra nostalgia e domani, tra rabbia e proposta ». Non due Italie, ma due «gruppi dirigenti diversi». I vecchi che «hanno fallito e, se vincesse il fronte del No, fallirebbero ancora, perché non riuscirebbero ad avere una sola idea in comune» e i nuovi, quelli del Pd della Leopolda, «dotati di un progetto, di un orizzonte». Renzi ne ha abbastanza della minoranza: «Sono teorici della ditta solo quando ci sono loro e dell’anarchia quando ci sono gli altri». Non è il “che fai, mi cacci?” di Fini con Berlusconi, è una frattura che separa la base del partito che ancora pochi giorni fa, a Piazza del Popolo, sperava in un’impossibile “unità”.
Solo rapide citazioni per gli altri sponsor del No. Ironie su Di Maio che confonde Cile con Venezuela, e su Berlusconi che adesso si preoccupa, proprio lui, «dell’uomo solo al comando». Ma il vero bersaglio è interno, la spina nel fianco sono Bersani, D’Alema e gli altri che non fanno come gli americani, molto citati dal premier, fresco di Washington: «Guardate Bernie Sanders. Adesso fa campagna elettorale per Hillary non per Trump». Nel Pd non è così, senza troppo andare a ricostruire su come è cominciata. «Quelli che hanno perso il congresso vogliono la rivincita ma noi non ve lo consentiremo perché il futuro non è vostro ma dei nostri figli!», tuona Renzi, chiamando l’ennesima standing ovation. Doveva togliersi «i sassolini», l’aveva detto e così ha fatto.
E la «paura fottuta di perdere» confessata da Oscar Farinetti, che invita i leopoldini a «diventare più simpatici»? No, nessuna paura, giura Renzi: «Sono sicuro di vincere ». Poi in serata, intervistato da Giovanni Minoli su La7, la previsione che «finirà sul filo di un milione di voti».

Alessandra Longo

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

«È un falso dilemma» che la Bce abbia un solo mandato e la Federal Reserve due. Anche la Banca ce...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Un intervento normativo finalizzato a favorire il rafforzamento patrimoniale delle società di capit...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Scuola e lavori pubblici, settore residenziale e miglioramento delle norme in fatto di appalti, come...

Oggi sulla stampa