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Renzi accusa la Ue: si è impantanata

Si è riusciti a mettere d’accordo 27 Paesi su una dichiarazione europea, ma il giorno dopo l’anniversario dei Trattati è il Pd che torna a dividersi: l’ex premier Enrico Letta dice che il governo di Matteo Renzi non ha usato tutta la flessibilità sui conti pubblici di cui ha goduto dal 2014 in poi, «non ha fatto le scelte che doveva fare», «ha raccontato una storia non vera», e ora ci troviamo di nuovo di fronte alla necessità di una manovra correttiva, «quella da cui noi uscimmo all’inizio della legislatura».

Ma se per Enrico Letta la flessibilità fiscale di cui ha goduto l’Italia, per le decisioni della Commissione europea e della Banca centrale di Francoforte, «è stata usata male», per Matteo Renzi, che poche ore dopo parla a Perugia, ad un’iniziativa sui giovani e l’Europa, le accuse sono tutte da rispedire al mittente.

Non cita mai le frasi dell’ex compagno di partito (Letta non ha la tessera) che spodestò da Palazzo Chigi, ma gli risponde a tono ed entrando nel merito. Se per Letta «scaricare sempre la colpa su Bruxelles è il modo migliore per aiutare i nazionalisti, ma la gente poi sceglie l’originale», per Renzi invece «negli ultimi 10 anni», in sede europea, «si sono sbagliate quasi tutte le politiche economiche, sull’austerity si sono prese misure devastanti. Fanno credere che noi avevamo margini macro migliori ma non è così. Noi la flessibilità l’abbiamo stando nei parametri delle stupide regole del fiscal compact. Il deficit dei governi Monti e Letta era più alto, noi l’abbiamo tenuto più basso. Noi nel 2014 abbiamo detto basta, l’ha fatto il Pd ed il governo italiano, e abbiamo cominciato a fare un po’ i matti in Ue. Tutto ciò che serve per rimettere a posto l’Italia deve stare fuori dai vincoli del patto. Non basta una delegazioncina europea che va a Norcia».

Insomma una visione diversa, che si segnala anche per i toni, distanti dalla giornata dei Trattati. Per Renzi «l’Ue è la più grande conquista del ventesimo secolo della politica mondiale, ma così com’è non funziona più. L’Europa a due velocità? Basterebbe che si mettesse in moto, ora è impantanata».

Appartiene al dibattito interno al partito invece un’altra distanza fra Letta e Renzi: il primo premette di non voler tornare alla politica attiva ma vuole dare «un’ultima chance al Pd» e annuncia che alle primarie voterà Andrea Orlando per la sua capacità di «unire» il Pd. E anche perché con la sua presenza ai Trattati di Roma, unico tra i candidati alla guida del Pd, ha dimostrato di credere ancora nell’Europa.

Marco Galluzzo

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