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Rendite, aliquota 18-20%. Bot esclusi

di Mario Sensini

ROMA — «Rafforzare la sostenibilità finanziaria del sistema Italia, con un incisivo abbattimento del debito pubblico nel quadro delle procedure concordate in Europa è ineludibile e urgente» . Dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, arriva un nuovo invito ad affrontare subito e senza remore la correzione dei conti, ma sulle ipotesi di intervento allo studio del governo scoppia già la polemica, mentre prende corpo anche l’ipotesi di un riordino delle rendite finanziarie, con un’aliquota tra il 18 e il 20%, nell’ambito della delega per la riforma fiscale. Da tutti i sindacati, dalla Cgil fino alla ben più disponibile Cisl, è arrivato l’altolà ad ogni tentativo di rimettere le mani sulla previdenza. «C’è già stata una stretta sulle pensioni e prima di arrivare a questo, lo diciamo forte e chiaro al ministro Tremonti, c’è da stringere sui costi della politica e dell’amministrazione » , ha detto Raffaele Bonanni, mentre Susanna Camusso dice «no ad un tentativo di fare cassa con il welfare» . Contrarie anche la Uil e l’Ugl. Allo studio del governo ci sarebbero sia l’aumento dell’età pensionabile delle donne che l’anticipo al 2013 dell’agganciamento automatico dell’età di pensione alle speranze di vita. Misure che per Confindustria darebbero «credibilità alla manovra» , ma che per i sindacati avrebbero effetti molto pesanti, soprattutto sulle donne. Per la Cgil, il combinato disposto delle due misure farebbe salire l’età minima della pensione di ben sette anni per le donne nate dal 1956 in poi. «Solo voci» , taglia corto il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, tentando di calmare le acque. Sulle pensioni non è ancora maturato un orientamento politico, ma nel menu delle misure considerate dai tecnici per la costruzione della manovra, l’intervento c’è. Come l’aumento dei contributi per i parasubordinati, il prolungamento del blocco dei contratti e del turnover nel pubblico impiego, i tagli ai Comuni e agli Enti locali. Ieri i sindaci e i governatori hanno disertato la Conferenza unificata con il governo e chiedono chiarezza sui tagli, in particolare su quelli prospettati per la sanità. Proprio ieri il governo ha certificato lo sforamento della spesa sanitaria 2010 in tre Regioni, Calabria, Molise e Campania, che dovranno così aumentare dal 2012 le addizionali Irpef e Irap al livello massimo (rispettivamente di 0,15 e 0,30 punti) per contenere il disavanzo. In attesa della riforma fiscale, e nelle more della piena attuazione del federalismo, intanto, cresce anche il numero dei Comuni, quasi tutti piccoli, che hanno deciso di aumentare le addizionali Irpef, finora bloccate, già dal 2011. Secondo le ultime rilevazioni delle Finanze sono undici i Comuni che hanno deliberato l’istituzione dell’addizionale (che prima non avevano), 37 l’hanno aumentata e 18 ridotta, mentre altre 28 delibere di aumento risultano sospese. La manovra per aggiustare i conti (l’importo è di 43 miliardi: 3 sul 2011, 5 sul 2012, 20 sul 2013 e 15 sul 2014) arriverà al Consiglio dei ministri la prossima settimana, insieme alla delega per la riforma fiscale, dentro la quale potrebbe esserci anche il riordino della tassazione delle rendite finanziarie, con un’aliquota unica (salvo per i titoli di Stato, che resterebbero tassati al 12,5%) tra il 18 ed il 20%che genererebbe un maggior gettito di 1,5 miliardi. Ieri, intanto, il Pd ha presentato una proposta di legge per introdurre la tassazione sulle transazioni finanziarie, uno 0,5 per mille, per fare cassa ma anche per scoraggiare la speculazione.  

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