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Rendimento dei Bot vicino a quota zero ma è corsa all’acquisto

Un’altra asta record, con i tassi sui Bot annuali scesi allo 0,271% lordo: si tratta del quarto minimo storico consecutivo, che si confronta con lo 0,279% dell’asta precedente; rispetto ai valori di inizio anno, in gennaio, i rendimenti sono precipitati del 62% (dallo 0,721 segnato allora). Non solo, si tratta di un successo a tutto tondo, con una domanda vivace (anche se leggermente inferiore all’asta precedente) sugli 8,5 miliardi messi in vendita dal Tesoro (meno di quanti erano in scadenza) nonostante i rendimenti ridotti praticamente all’osso, soprattutto per i privati. Il tasso netto, infatti, è pari allo 0,237%, cui poi bisogna togliere le commissioni bancarie: insomma, anche come parcheggio di liquidità, da parte dei risparmiatori la convenienza è ormai prossima allo zero.
Diverso è il discorso per gli investitori istituzionali, a partire dalle tesorerie delle banche, che si trovano a confrontarsi con i tassi negativi dei depositi presso la Bce e con livelli di tassi Euribor a tre mesi pari allo 0,10%, e quelli a sei mesi intorno a 0,20% (per di più con la tendenza a scendere): volendo ottimizzare l’impiego della liquidità, anche il rendimento offerto dal Bot annuale ha la sua attrattiva. Tassi così compressi si traducono peraltro anche con un vantaggio per le casse dello Stato, in termini di interessi: la discesa sulle emissioni a medio-lungo termine ha già avuto da gennaio a luglio un impatto positivo di 1,1 miliardi di euro e la cifra potrebbe più che raddoppiare per l’intero 2014.
Oggi si fa il bis, con le aste di Btp a medio-lungo termine dai tre ai quindici anni, passando per il settennale, per il quale gli operatori si aspettano un nuovo minimo storico anche perché l’asta di agosto è stata cancellata e quindi il punto di riferimento è più indietro nel tempo (quando i tassi erano leggermente più alti). Le attese in generale sono per nuove correzioni al ribasso, nonostante ieri ci sia stato un po’ di nervosismo sul mercato secondario dei titoli di Stato e nonostante la distanza dei 15 anni vada considerata sempre con un po’ di attenzione in più. «Restiamo abbastanza positivi da qui a fine anno, anche perché è in arrivo un’ulteriore iniezione di liquidità che farà da sostegno al settore – spiega comunque Luca Cazzulani, responsabile del mercato secondario del reddito fisso Unicredit – e siamo positivi anche per l’anno prossimo, malgrado ci aspettiamo rendimenti in moderata salita in tutta Europa, a partire dalla Germania». E proprio in Germania ieri è da registrare un’asta di Bund decennali a tassi in calo marginale, 1,05% contro 1,08, e soprattutto con una domanda che ha coperto l’intera offerta di 5 miliardi (cosa che non sempre accade, a Berlino).
Praticamente invariata anche la distanza di rendimento, lo spread, tra Bund e Btp a dieci anni, che si è tenuta a quota 135 (3 punti base in più del giorno prima) mentre in valore assoluto il titolo italiano offre un rendimento pari al 2,39% (anche in questo caso praticamente invariato).
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