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Rendimenti in crescita all’asta BoT

Il rialzo dei rendimenti non deve trarre in inganno: ieri sarebbe stato difficile per i BoT a 12 mesi scendere sotto il minimo storico registrato il mese scorso, anche perché nel frattempo la continua riduzione dell’eccesso di liquidità nell’Eurosistema (il surplus è sceso ormai a 80 miliardi di euro) ha finito per creare più di una tensione sul mercato monetario, cioè sulle scadenze più brevi. Quello che conta, per il Tesoro, è la domanda sempre sostenuta, anzi in crescita, nei confronti dei nostri titoli.
Richieste in crescita
Ieri infatti i 6,5 miliardi previsti di BoT annuali sono stati collocati allo 0,65%, un valore superiore appunto allo 0,589% di metà aprile e per la verità anche rispetto ai tassi che circolavano sul mercato secondario venerdì sera o ieri mattina. Le richieste hanno però superato di 1,64 volte l’offerta (era 1,36 volte un mese fa) a testimonianza del rinnovato appeal della «carta» italiana che, in attesa di schiarite sulle mosse future della Banca centrale europea (Bce), continua dopotutto a offrire rendimenti decisamente superiori rispetto a quelli dell’Europa «core». Sempre ieri, sotto questo aspetto, la Germania ha per esempio emesso poco meno di due miliardi di euro di titoli a 6 mesi (BuBill) a un tasso appena dello 0,109% e con un rapporto di copertura in calo (1,9 contro 2,4 volte).
L’appuntamento con i BTp
Il risultato di ieri permette al Tesoro di guardare con fiducia all’appuntamento più impegnativo di questa mattina, quando sul mercato finiranno BTp per un ammontare complessivo compreso fra 6,25 e 8,25 miliardi, fra i quali il nuovo benchmark triennale (3,5-4,5 miliardi) la riapertura del titolo a 7 anni (1,75-2,25 miliardi) e due bond a più lunga scadenza (agosto 2034 e febbraio 2037) per importi inferiori. Emissioni sulle quali gli analisti manifestano peraltro già un certo ottimismo: «Le attese per ulteriori mosse espansive da parte della Banca centrale europea nella riunione di giugno dovrebbero favorire un’ulteriore compressione dello spread fra BTp e Bund nelle prossime settimane», sottolinea Chiara Cremonesi, strategist sul reddito fisso di UniCredit.
Ancora realizzi sui bond
Ieri per la verità si è assistito a nuove vendite sui bond europei, che hanno interessato tanto il «centro», quanto la «periferia» del Vecchio Continente. Così, a fronte di un differenziale Italia-Germania rimasto più o meno sui livelli di venerdì sera attorno quota 151, il rendimento del BTp decennale è leggermente risalito al 2,97%. Stessa sorte per la Spagna (2,93%) e per il Portogallo (3,56%), che pure venerdì scorso dopo la chiusura dei mercati aveva ricevuto la promozione di Moody’s (da «Ba3» a «Ba2»). Madrid, fra l’altro, ha anche annunciato per la prima volta l’emissione di un bond decennale indicizzato all’inflazione attraverso un sindacato di banche.
Il Tesoro a metà del guado
Ma gli analisti sono convinti che si tratti di un effetto passeggero, magari dettato proprio dalla pressione generata dalle aste «pesanti» in arrivo in questi giorni e che ci sia spazio per «un’ulteriore sovraperformance dei titoli italiani nei confronti di quelli dei Paesi core», come sottolinea Ioannis Sokos di Bnp Paribas. E anche che in uno scenario simile a trarre maggior beneficio sarà la parte di curva compresa fra 2 e 5 anni, come conferma UniCredit, quindi gran parte dei titoli in asta quest’oggi.
Se andasse in porto l’operazione odierna, come del resto è nelle aspettative, le emissioni di titoli a medio-lungo termine italiani arriverebbero a sfiorare il 50% di quanto previsto nel corso del 2014: il Tesoro sarebbe quindi già a metà del guado.
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