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Rendimenti in calo all’asta BoT

Tassi in discesa e domanda sempre sostenuta per i BoT. Ieri il Tesoro italiano ha infatti emesso titoli a 3 e 12 mesi con rendimenti rispettivamente dello 0,7% e dell’1,69% (0,865% e 2,76% nelle precedenti aste) che non si vedevano dallo scorso mese di marzo. Merito indiscusso del clima più disteso che si respira sui mercati dopo che la Banca centrale europea (Bce) ha tracciato i contorni dell’Omt, il nuovo piano di riacquisti illimitati di bond sovrani dell’Eurozona.
In teoria la mossa di Francoforte non riguarderebbe i BoT in questione (visto che oggetto del piano sono obbligazioni di scadenze comprese fra 1 e 3 anni), ma è chiaro che l’impatto favorevole si estende anche a loro. Un effetto benefico ieri amplificato anche dal via libera della Corte costituzionale tedesca al fondo Esm che ha preceduto di pochi minuti l’asta del Tesoro e ha fatto scendere ulteriormente i già ridotti tassi che si vedevano di prima mattina sul mercato secondario.
Al di là delle considerazioni di giornata, il dato rilevante è che l’interesse del mercato (che per la verità non è mai mancato, neanche nelle fasi di maggior tensione) nei confronti dei titoli a breve italiani resta elevato. Le richieste complessive, pari a poco meno di 21,6 miliardi di euro, hanno superato di 1,8 volte i 12 miliardi collocati (3 miliardi sui titoli a 3 mesi, 9 miliardi sui quelli a 12 mesi). Il confronto con la Germania è sotto questi aspetti piuttosto significativo: sempre ieri, Berlino ha faticato a piazzare il nuovo bond quinquennale collocando soltanto poco meno di 4 miliardi di euro dei 5 previsti per via di una domanda che ha superato di 1,4 volte l’offerta contro le 2,6 volte dell’ultima operazione simile.
Il motivo della dicotomia sta ovviamente tutto nel tasso: quello sui titoli tedeschi, se pur in rialzo, è pari appena allo 0,61% ed è in grado di attirare sempre meno investitori specie se il clima sui mercati, come appare in queste ultime settimane, è in via di rassenerenamento. Il discorso è invece speculare per i BoT italiani: per quanto ai minimi dalla scorsa primavera, i loro rendimenti possono risultare sempre interessanti se confrontati con quelli pari scadenza di altri Paesi europei «core», in molti casi addirittura ancora negativi di riflesso alla decisione di luglio della Bce di azzerare la remunerazione sul denaro parcheggiato preso la «deposit facility».
Così, in acquisto si sono viste ieri, secondo gli operatori, soprattutto le tesorerie delle banche (in particolare sulla scadenza 3 mesi, che cade proprio in prossimità di fine anno) che in questo modo riescono a racimolare qualche decimo di rendimento in più in cambio di un rischio che a questo punto appare tutto sommato abbastanza trascurabile.
Oggi il programma riserva il bis per il Tesoro, che si cimenterà però su scadenze medio lunghe. In asta finiranno infatti BTp a 3, 5 e 15 anni con rendimenti probabilmente altrettanto interessanti, anche se in discesa rispetto alle precedenti emissioni (ieri sera sul secondario viaggiavano rispettivamente attorno al 2,80%, 3,78% e 5,34%). Sarà comunque un test più probante per misurare il rinnovato appetito degli investitori nei confronti dei titoli italiani.

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