Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Rendimenti, i fondi comuni battono i Bot Ma salgono i costi di gestione

Con una raccolta positiva e rendimenti che superano quelli dei Bot, i fondi comuni italiani vivono una «nuova stagione». Però salgono i costi e il patrimonio sul Pil è molto più basso di quello europeo. È la fotografia del 25esimo rapporto sul settore dell’Ufficio Studi Mediobanca, da cui emerge anche che la raccolta dei fondi pensione negoziali è in forte calo.

Per il terzo anno consecutivo le sottoscrizioni dei fondi aperti italiani (che non comprendono i «roundtrip», gestiti principalmente in Lussemburgo e pari oggi al 58% del patrimonio totale) hanno superato i riscatti: nel 2015 la raccolta è stata positiva per 25 miliardi. E i primi nove mesi 2016 confermano il trend. Il rapporto sul Pil, pari nel 1999 al 42%, è ora al 12%. Anche includendo i fondi non armonizzati (speculativi, immobiliari), sale al 17%, mentre nello stesso periodo in Europa è aumentato dal 48 all’86%. La nostra industria dei fondi comuni è dunque 14esima al mondo. Nel 2004 era quarta.

Con l’1,5% i fondi aperti nel 2015 hanno reso per il quinto anno consecutivo più dei Bot a 12 mesi (0,6%). Dal 2011 hanno registrato una performance complessiva del 13,3% contro il 9,7% dei titoli di Stato mentre gli azionari hanno reso il 22,7%. Se si guarda al medio-lungo termine i Bot dal 2006 hanno reso il 23,7% contro il 18 dei fondi, dal 2001 il 41 contro il 16%, dalla nascita (1984), il 498% contro il 412. Per il rapporto, mentre negli ultimi 5 anni si può calcolare un surplus di rendimento rispetto a impieghi risk-free di 4 miliardi, i fondi hanno invece «distrutto ricchezza» per 20 miliardi in 10 anni e per 84 in 15. Cifre che passano a 42 e 136 miliardi tenendo conto del premio al rischio per la componente azionaria. Complici anche le commissioni di performance, i fondi italiani presentano costi di gestione in aumento. Nel 2015 in media sono cresciuti dall’1,2 all’1,3% e per gli azionari dal 2,4 al 2,9%, massimo storico. Significativo è il confronto con i fondi azionari Usa: nel 1990 i costi in Italia erano pari all’1,5% contro l’1% negli States, oggi sono al 2,9 e 0,68%.

Una parte del rapporto è dedicata ai fondi pensione. Nel 2015 i negoziali (per esempio quelli di chimici o metalmeccanici) hanno reso il 2,5% e gli aperti il 2,9%. Ma da fine 2000 i primi hanno cumulato una performance del 59,3%, che supera la rivalutazione del Tfr, pari al 44,7%, mentre quelli aperti hanno guadagnato il 30,4%. La raccolta è scesa per i negoziali dai 3,3 miliardi del 2008 a 1,2. Segnale riconducibile a una caduta occupazionale e di reddito delle categorie interessate.

Sergio Bocconi

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Sarà un’altra estate con la gatta Mps da pelare. Secondo più interlocutori, l’Unicredit di And...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«La sentenza dice che non è possibile fare discriminazioni e che chi gestisce un sistema operativo...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Un nuovo “contratto di rioccupazione” con sgravi contributivi totali di sei mesi per i datori di...

Oggi sulla stampa