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Rendimenti alti all’asta dei BTp

di Isabella Bufacchi

Quella dei BTp a cinque anni ieri è stata un'asta insidiosa, perchè si presentava «mini» nell'importo per poi rivelarsi «maxi» nel rendimento. L'offerta di questi Buoni è stata calibrata su un ammontare di 1,5-3 miliardi, molto contenuto, inferiore allo standard per quella scadenza, e quindi gestibilissimo in piena turbolenza: infatti la domanda, fino a 4,4 miliardi, è stata buona. Il rapporto di copertura, 1,47 volte la richiesta rispetto all'importo assegnato, è risultato lievemente sopra la media dell'anno. Ma a far notizia è stato invece il tasso di assegnazione, che ineluttabilmente ha scavalcato la soglia del 6%, portandosi al 6,29% con un rincaro di 97 centesimi rispetto all'emissione di ottobre. Il fatto che questo rendimento si fosse allontanato di circa 150 punti dal picco del 7,75% registrato prima delle dimissioni dell'ex-premier Berlusconi, non è servito da tranquillante. Il mercato non guarda mai al peggio in funzione del passato ma del futuro. In un'Italia con un debito/Pil al 120% e crescita zero nel 2012, se non addirittura negativa, un'asta di titoli pluriennali sopra il 6% è un brutto segnale.

Il collocamento di questi Buoni, incidentalmente sulla durata quinquennale tra le più colpite dalle vendite di questi giorni, ha coinciso con una giornata politica interlocutoria scandita dai primi cauti passi del presidente del Consiglio incaricato Monti: a differenza di quanto atteso dal mercato, che come al solito corre troppo rispetto ai tempi della politica, ieri mattina in apertura dei mercati non esisteva ancora un nuovo Governo italiano.

L'asta, appena conclusa, era stata tuttavia giudicata «decente», «incoraggiante» dagli addetti ai lavori: il BTp era stato venduto a un prezzo lievemente sopra i livelli del secondario, un punto d'orgoglio del Tesoro, anche se comunque in apertura le quotazioni erano calate parecchio. Poi il titolo nel dopo-asta è franato: lo spread tra i BTp decennali e i Bund è ritornato velocemente a quota 500. Quello che ha fatto andare la giornata storta, oltre al brutto dato sulla produzione industriale in calo nell'area dell'euro, è stato anche un fattore tecnico. Gli specialisti, le banche estere e italiane costrette a partecipare alle aste sottoscrivendo un certo quantitativo di titoli, questo lunedì non si sono potute preparare come di tradizione andando corto, vendendo allo scoperto: i titoli presi in asta vengono utilizzati per ricoprirsi. Ma non ieri. Non si è potuto fare per timore degli sbalzi della volatilità: «non è possibile andare corti prima di un fine settimana dominato dalle dimissioni annunciate di Silvio Berlusconi e la nomina di un nuovo premier», ha commentato un trader.

Chi ha partecipato all'asta dei BTp ieri, dunque, lo ha fatto comprando i titoli per tenerli sui libri in attesa di poterli rivendere: ma la domanda degli investitori finali, proveniente esclusivamente dall'Italia, ha avvantaggiato solo alcuni. Il mercato dunque si è ritrovato nel dopo-asta «lungo», cioè carico di BTp da rivedere e senza traccia degli acquisti sul secondario delle banche centrali dell'Eurosistema: diversamente da quanto si attendevano i traders, la Bce è rimasta dietro le quinte dopo l'asta. Quanto dall'Asia sono iniziati a fioccare ordini di vendita, il mercato era già appesantito dall'asta italiana e i prezzi dei BTp sono calati velocemente: un brusco movimento al ribasso, invertito solo dalla scesa in campo della Bce con nuovi acquisti su Italia e Spagna. Intanto anche gli spread dei titoli di Stato francesi, spagnoli e belgi hanno toccato i loro massimi storici: ma questa asta BTp, senza reti di sicurezza, ha lasciato il segno sugli specialist.

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