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Renault, la sfida verde di de Meo Auto elettriche e taglio ai costi

Meno macchine, meno motori termici, e un ritorno al futuro nei modelli. Ecco la ricetta del nuovo amministratore delegato di Renault, Luca de Meo, che punta ad aumentare i margini di profitto per vettura, accelerando sui motori elettrici per fare del costruttore francese «il marchio più verde d’Europa». Il manager italiano arrivato a Parigi l’estate scorsa ha presentato ieri il piano strategico 2020-2025 battezzato “Renaulution”. «Se dovessi riassumere questo piano con uno slogan, sarebbe: spostare l’attenzione dal volume al valore», ha spiegato il milanese di 54 anni. Il nuovo ad, strappato a Volkswagen, ha il difficile compito di rilanciare il gruppo d’Oltralpe e stabilizzarlo nella governance dopo anni di tempesta provocati dall’arresto di Carlos Ghosn, i rapporti complicati con il partner Nissan e un 2020 chiuso con un crollo del 21% delle vendite, a 2,9 milioni di veicoli.
Lui, de Meo, ha annunciato un ritorno al futuro per Renault, come aveva già fatto durante il suo passaggio a Fiat con il rilancio della Cinquecento. «L’anima di un costruttore è nelle sue radici», dice il manager con la promessa di rimettere in produzione un modello che ha fatto la storia del costruttore: la R5 amata da tanti francesi negli anni Settanta tornerà in versione elettrica. Andrà a sostituire la Zoé che avuto un balzo del 114% l’anno scorso, guidando il decollo dei modelli elettrici del gruppo: oltre 115.900 veicoli a batteria venduti, il doppio rispetto al 2019. La produzione della nuova R5 sarà probabilmente organizzata nel nord della Francia, tra Maubeuge e Douai, dove Renault punta a creare un polo di produzione di veicoli elettrici che potrebbe essere uno dei più grandi del mondo.
Con gli altri marchi Dacia e Alpine, de Meo ha annunciato 24 nuovi modelli entro il 2025, la metà dei quali sarà costituita da auto familiari e di cui dieci saranno elettrici, tra cui una mini-vettura a due posti e un Suv progettato su una piattaforma condivisa con la prossima Nissan Ariya. «A partire dal 2023, i veicoli Renault incorporeranno l’80% dei componenti condivisi con Nissan — afferma De Meo — un livello mai raggiunto prima».
Sul piano industriale, è prevista una drastica razionalizzazione di costi fissi. Si passerà dagli attuali 4 milioni a 3,1 milioni di veicoli nel 2025, da sei piattaforme tecniche a tre su cui Renault produrrà l’80% dei suoi volumi, da otto famiglie di motori a quattro. Archiviata le manie di grandezza e la corsa ai volumi dell’epoca Ghosn, de Meo si ispira nell’aumento dei margini per vettura alla strategia di Carlos Tavares a Psa. Il rivale si è dimostrato più resiliente nella crisi. E non a caso Renault ha reclutato Gilles Vidal, designer di punta di Peugeot, e Arnaud Belloni, responsabile marketing di Citroën.
De Meo sospende anche i sogni di conquista del mercato cinese, per concentrarsi su zone già ben presidiate: Europa, Russia, America Latina, India, Corea. Sul fronte finanziario l’obiettivo dei risparmi è stato aumentato da 2 a 3 miliardi entro il 2025. Il costruttore, di cui lo Stato è il primo azionista, av eva già annunciato il taglio di 15 mila posti di lavoro, di cui 4.600 in Francia, provocando l’ira dei sindacati che denunciano l’impegno con il governo dopo aver ottenuto il prestito garantito di 5 miliardi di euro. Il gruppo punta a raggiungere entro il 2023 oltre il 3% di margine operativo e circa 3 miliardi di euro di flusso di cassa operativo. Obiettivi prudenti che hanno ricevuto un’accoglienza tiepida dagli investitori: il titolo Renault ha perso più del 3% all’inizio della sessione, per terminare la giornata a — 0,9%.
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