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Renault, la mossa di Macron. Parigi contro le rendite d’oro

I manager delle aziende pubbliche in Francia non possono guadagnare più di 450 mila euro l’anno, in base a una delle prime misure prese da Hollande all’inizio della sua presidenza, nel luglio 2012. Nel privato la situazione è molto diversa, come è evidente dai 7,251 milioni di euro attribuiti per il 2015 al capo di Renault, Carlos Ghosn, che già prende otto milioni come Ceo di Nissan.

I sette milioni a Ghosn erano stati bocciati, venerdì scorso, dall’assemblea degli azionisti, con un voto non vincolante che infatti è stato immediatamente ignorato dal consiglio di amministrazione. A quel punto è intervenuto il ministro dell’Economia, Emmanuel Macron, che con Ghosn ha una lunga storia di tensioni.

Renault è un’azienda privata, ma il maggiore azionista è lo Stato francese con il 19,74 per cento. E lo Stato ha inutilmente votato contro la remunerazione del manager franco-brasiliano-libanese.

Il ministro Macron ha insistito davanti all’Assemblea nazionale, dicendo che «il consiglio di Renault deve trarre le conseguenze della votazione nelle prossime settimane, altrimenti saremo costretti a legiferare». Macron minaccia di ricorrere a una legge che stabilisca un plafond per i compensi ai manager, anche se molti ritengono che una simile norma rischierebbe la bocciatura del Consiglio costituzionale.

Da anni lo stipendio dei grandi manager è fonte di dibattito e proteste in Francia, e Hollande ha cavalcato il tema quando in campagna elettorale si definiva come il candidato «nemico della finanza». Oggi che i manifestanti del movimento «Nuit Debout» occupano ogni notte place de la République a Parigi, e gli scontri con la polizia sono frequenti, il clima sociale è poco indulgente con le diseguaglianze più clamorose. Devono essersene accorti anche gli azionisti, che l’anno scorso avevano approvato un compenso sostanzialmente identico e stavolta hanno detto no. Il ministro ex banchiere Macron, che prepara una sua possibile candidatura alle presidenziali dell’anno prossimo, vuole compiere un gesto di attenzione alle ragioni della sinistra, e anche ribadire di avere voce in capitolo nelle vicende di Renault.

Il capogruppo dei deputati socialisti, Bruno Le Roux, gli dà ragione e chiede a Ghosn di abbassarsi il compenso perché «stiamo raggiungendo cifre scioccanti e insensate».

Stefano Montefiori

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