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Remunerazione soci più tassata

L’incremento pressoché generalizzato (ma con importanti eccezioni, quali gli interessi sui titoli di Stato) dal 20% al 26% dell’aliquota di imposizione sui proventi di natura finanziaria non ha risparmiato gli interessi derivanti dai contratti di finanziamento, compresi quelli effettuati dai soci (persone fisiche non imprenditori) alla propria società.
Come gestire il periodo transitorio? Diversamente dagli interessi derivanti da conti correnti e depositi bancari e postali, anche se rappresentati da certificati, nonché da obbligazioni, titoli similari e cambiali finanziarie, per i quali il comma 7 (lettera b) dell’articolo 3 del decreto legge 66/2014 detta il principio della “maturazione”, gli interessi derivanti dai contratti di mutuo “generico” seguono la regola generale di entrata in vigore della maggiore tassazione. Essa è stabilita al comma 6, in cui viene sancito che la nuova aliquota si applica «agli interessi, ai premi e a ogni altro provento di cui all’articolo 44» Tuir divenuti esigibili dal 1° luglio 2014.
L’esigibilità è un concetto differente da quello di percezione (usualmente applicabile sui redditi tassati “per cassa”) e si riferisce alla data in cui il contribuente ha diritto di riscuotere gli interessi, prescindendo dalla maturazione (circolare 165/E/1998). Tale concetto è stato ripreso sia dalla circolare 19/E/2014 (paragrafo 3.1) sia dalla circolare 11/E/2012, emanata in occasione della precedente modifica di aliquota. Occorre, pertanto, esaminare il rapporto contrattuale sottostante al finanziamento del socio. Se esso, come sarebbe sempre opportuno che fosse, prevede delle scadenze a partire dalle quali gli interessi sono esigibili dal finanziatore, allora è a questa data che occorre fare riferimento per decidere l’aliquota applicabile, che varrà per tutti gli interessi liquidati nel periodo, indipendentemente dalla maturazione degli stessi. Ad esempio, se il contratto di finanziamento prevede che gli interessi siano esigibili (dovuti) al 30 aprile di ogni anno, quelli relativi al periodo 1° maggio 2014 – 30 aprile 2015 saranno integralmente assoggettati alla nuova ritenuta del 26%, anche se in parte maturati quando era vigente l’aliquota del 20 per cento. Analogamente, seguendo questa impostazione, se il contratto prevede che gli interessi sono esigibili al 30 giugno di ogni anno, tutti quelli calcolati al 30 giugno 2014, anche se a tutt’oggi non ancora materialmente percepiti, subiranno l’aliquota del 20 per cento.
In caso contrario, ove il contratto non preveda delle scadenze, si presume che gli interessi siano percepiti nell’ammontare maturato nel periodo d’imposta (articolo 45, comma 2, Tuir), e quindi si ritiene che essi debbano essere considerati come “esigibili” al 31 dicembre di ogni anno. In questo caso, agli interessi maturati nel 2013 si applica la ritenuta del 20% pur se pagati, per ipotesi, nel secondo semestre 2014, mentre per tutti quelli maturati nel 2014 (ed esigibili dopo il 30 giugno) scatterà l’incremento al 26 per cento.

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