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Rehn: “Sono certo che l’Italia rispetterà il 3%”

BRUXELLES — Il nuovo governo di Matteo Renzi deve proseguire il risanamento dei bilanci, la riduzione del debito, e mantenere il deficit entro i limiti concordati. E’ un messaggio senza equivoci quello che il commissario europeo agli Affari economici consegna al ministro uscente Fabrizio Saccomanni. Una insistenza che tradisce il timore che il nuovo esecutivo possa rinunciare all’impegno di Monti e di Letta di tenere l’Italia fuori dalla procedura per deficit eccessivo. Bruxelles guarda con preoccupazione alla possibilità che anche l’Italia possa sballare i conti e chiedere una proroga, come hanno già fatto Francia e Spagna, per rientrare nei limiti fissati dal Trattato di Maastricht. E il fatto che il governo in carica abbia rinunciato a presentare i risultati della spending review per poter usufruire della clausola di flessibilità, conferma questi timori.
«Ho fiducia che le istituzioni democratiche italiane permetteranno la formazione senza intoppi di un nuovo governo, che agirà per affrontare il problema dell’alto livello del debito pubblico, continuerà sulla strada delle riforme strutturali e manterrà le politiche di consolidamento di bilancio», ha dichiarato ieri Rehn alla conclusione dei lavori dell’Eurogruppo, prima di incontrarsi a quattr’occhi con Saccomanni «per discutere ulteriori dettagli della politica economica italiana».
Rehn ha molto insistito sul fatto che la riduzione del debito è una condizione a suo avviso necessaria per ridare competitività al Paese. «Stabilizzare e cominciare a ridurre l’alto debito pubblico è interesse dell’Italia per recuperare competitività, liberare il potenziale di innovazione e di crescita economica per creare posti di lavoro. Questa è la vera sfida per ogni governo in Italia, presente e futuro».
La Commissione non lo dice apertamente, ma è rimasta molto delusa dal fatto che Roma non abbia presentato né gli annunciati tagli alla spesa che dovrebbero risultare dalla spending review affidata a Carlo Cottarelli, né le previsioni di riduzione del debito derivanti dal nuovo programma delle privatizzazioni. Nei mesi scorsi il governo guidato da Enrico Letta aveva polemizzato con Bruxelles, che metteva in guardia circa una insufficiente riduzione del debito, preannunciando una imminente correzione dei conti derivata da tagli alla spesa e privatizzazioni. Ma la correzione non è mai arrivata. Ieri il ministero in una nota ha confermato che «il programma per la revisione della spesa procede secondo la tabella di marcia illustrata dal commissario governativo fin dal suo insediamento e sarà quindi presentata dal nuovo governo. I dati preliminari del programma sono stati illustrati dal ministro Saccouna manni al vicepresidente Rehn, e prevedono risparmi strutturali nell’ordine di 2 punti percentuali di Pil entro il 2016». Ma la Commissione ha confermato che «i servizi hanno scadenza tecnica a metà febbraio oltre la quale non possono più prendere in considerazione dati provenienti dai paesi membri». E dunque, in occasione delle prossime previsioni economiche in calendario per il 25 febbraio, l’Italia si vedrà confermata l’ammonizione sul debito e non potrà far scattare la clausola di flessibilità per finanziare nuovi investimenti pubblici. Bruxelles potrebbe anche essere tentata di mettere pressione sul nuovo governo denunciando un possibile sfondamento del tetto del 3% sul deficit e reclamando quindi quelle correzioni che Saccomanni aveva promesso ma non ha fornito. Su questo punto Rehn è stato chiaro: «sono certo che le autorità italiane continueranno a rimanere impegnate nei confronti dei trattati europei, e questo vale anche per il patto di stabilità e crescita».

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