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«Rehn non può essere scettico»

«Il commissario Ue all’Economica Olli Rehn? Il suo compito è quello di essere garante dei Trattati europei, e nei Trattati la parola scetticismo non c’è: quindi non può permettersi di esprimere un concetto di scetticismo nei confronti dell’Italia». Enrico Letta mette da parte il solito fioretto e distribuisce fendenti nei confronti di quelli che qualche settimana fa aveva definito gli «ayatollah d’Europa». Nel mirino le nuove accuse di Rehn all’Italia, consegnate ieri in un’intervista a Repubblica, di non rispettare gli obiettivi: «Presentate dati concreti sui tagli effettivi di spesa e sugli introiti delle privatizzazioni».
«Da una parte Rehn dice le cose che la Commissione ha già detto qualche settimana fa – scandisce il premier durante la presentazione del libro fotografico dell’Ansa 2013 –. L’Italia è un Paese serio. Le annunciate privatizzazioni e la spending review vanno fatte ed è esattamente quello che faremo. Le abbiamo annunciate e le faremo: sono capitolo fondamentale dell’azione di governo». E ancora: «Noi siamo sulla linea giusta che è quella del giusto equilibrio tra i conti pubblici in ordine e la ripresa che non va soffocata». Il braccio di ferro Roma-Bruxelles è confermato dalla precisazione che arriva in serata dallo stesso Rehn (si veda l’articolo qui sotto), precisazione che certo non è volta a chiudere il caso e che conferma lo scetticismo. Eppure Letta – forte dell’appoggio indiretto del Capo dello Stato (si veda l’articolo qui di fianco) e per una volta anche del competitor Matteo Renzi («Rehn non è il vangelo, basta con l’Europa dei burocrati») – ne fa una questione dirimente per il futuro dell’Europa. «Io che sono europeista convinto, voglio mettere in guardia da rischio avvitamento dell’Europa: il 2014 sarà l’anno dell’Europa, l’anno in cui o fa un passo avanti o si avvita». E lo stesso Rehn, continua il premier incalzando, dovrebbe tenerne conto dal momento che si candida a entrare nel prossimo Europarlamento: «Il commissario non può permettersi di parlare di scetticismo, altrimenti si ritroverà a Strasburgo una maggioranza di euroscettici».
Il 2013 è stato l’anno dei due Papi, l’anno di Francesco che ha avviato una rivoluzione all’interno della Chiesa e del Vaticano. Incalzato dalle domande dei giornalisti dell’Ansa, Letta è tornato a indicare nel 2014 l’anno della svolta anche in Italia. Una svolta che deve passare per le riforme istituzionali e della politica, altrimenti tutti – anche chi è passato all’opposizione – avremmo fallito. «Le riforme saranno il cuore del discorso che farò l’11 dicembre in Parlamento per avviare la nuova fase del governo – annuncia Letta –. Dopo i primi 4 mesi del 2013 persi, mesi terribili in cui il sistema ha rischiato di deragliare, il 2014 dobbiamo giocarlo in attacco. Io dico che non possiamo permetterci di mantenere il bicameralismo perfetto, non possiamo permetterci di non ridurre il numero dei parlamentari, non possiamo permetterci di non riformare il Titolo V e non possiamo permetterci di non riformare la legge elettorale. Dobbiamo farlo». Da qui l’appello rivolto ai berlusconiani: anche da fuori la maggioranza di governo, facciano parte del percorso riformatore votando il quarto passaggio per l’istituzione del Comitato dei 40. «Voglio lanciare un appello alle forze politiche e in particolare a Forza Italia perché consideri il fatto che si possa distinguere, e si debba distinguere, tra la scelta di non appoggiare il governo e la scelta di continuare nel percorso delle riforme».
In ogni caso, anche se Fi deciderà di non partecipare al processo riformatore, il governo procederà a maggioranza presentando subito un Ddl costituzionale – da approvare con la normale procedura dell’articolo 138 – per superare il bicameralismo perfetto e tagliare il numero dei parlamentari. E se finora il governo è stato alla finestra sulla legge elettorale, lasciandola come sarebbe normale alla dialettica parlamentare, il tempo è scaduto. Nel discorso del premier alle Camere dell’11 dicembre ci sarà un riferimento preciso alla legge elettorale. La mediazione arriverà dopo aver sondato i leader dei partiti, in primis il vicepremier Angelino Alfano e il probabile nuovo segretario del Pd Matteo Renzi. E nelle ultime ore le diplomazie al lavoro sull’ipotesi di un doppio turno di collegio alla francese (si veda pagina 19). Qualunque sarà il punto di mediazione finale, una cosa è certa: il governo è in campo.

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