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Rehn: «I project bond partiranno in estate»

BRUXELLES. – La Commissione ha tentato di promuovere un messaggio tutto dedicato al rilancio dell’economia. Rispondendo alle critiche di molti deputati europei, che rimproverano all’Esecutivo comunitario di cavalcare l’austerità in piena recessione, il commissario agli Affari monetari Olli Rehn ha annunciato l’emissione di nuove obbligazioni europee finalizzate a specifici progetti infrastrutturali.
I primi project-bonds «saranno attuati» già in estate, ha spiegato Rehn durante un dibattito al Parlamento europeo, questa settimana in sessione a Strasburgo. Le obbligazioni saranno utilizzate per finanziare progetti nel settore dell’energia, dei trasporti e delle telecomunicazioni. L’annuncio è giunto durante un acceso dibattito a Strasburgo nel quale praticamente tutti i gruppi politici hanno criticato la strategia della Commissione.
Nell’ottica delle autorità comunitarie, i project-bonds devono servire da un lato a sostenere la domanda interna nell’Unione, finanziando importanti progetti transnazionali, e dall’altro a creare un primo embrione di bilancio europeo. Il commissario agli Affari monetari ne ha approfittato per chiedere ai Paesi membri dell’Unione di rafforzare «senza ritardo» il capitale della Banca europea degli investimenti, giunto «al limite».
Nel contempo, Rehn ha fatto anche capire che la Commissione potrebbe modificare il mix di politica economica. «Presto analizzeremo la situazione nella zona euro e nell’Unione europea nel suo insieme», ha detto il commissario, ricordando che tra aprile e maggio verranno pubblicati i dati di finanza pubblica del 2011 e le previsioni di crescita per il 2012.
Rehn ha quindi aggiunto: «Sarà il momento appropriato per analizzare e decidere quale è il modo migliore per trovare il giusto equilibrio tra il consolidamento e la crescita». La Commissione è combattuta tra la necessità di rassicurare i mercati, riducendo i deficit pubblici, e la consapevolezza che un eccesso di austerità rischia in alcuni Paesi – dove la disoccupazione è più elevata – di creare gravi tensioni sociali.
Il rischio è di optare per una quadratura del cerchio imperfetta. Proprio ieri, gli analisti di Citigroup hanno scritto di «prevedere nel 2012 nuove ribassi dei rating per l’Italia, la Spagna, l’Irlanda e il Portogallo». La difficile situazione dipende in parte anche dall’assetto istituzionale dell’Unione, fin tanto che i bilanci resteranno nazionali, il perenne confronto tra i Paesi sui mercati rischia di essere deleterio.
In lunghi interventi in aula i rappresentanti dell’Esecutivo comunitario, tra i quali il presidente José Manuel Barroso, hanno fatto del loro meglio per difendere le loro scelte, non solo presentando linee-guida per aiutare la lotta alla disoccupazione e per rilanciare la crescita in Grecia, un Paese sempre in gravissima crisi finanziaria, ma soprattutto cavalcando proprio la soluzione del bilancio europeo.
In questo senso, Barroso ha sostenuto che «per assicurare una vera convergenza economica sarà necessaria una mutualizzazione del debito pubblico». La Commissione ha presentato tempo fa un libro verde, con diverse proposte in vista della nascita di obbligazioni europee. Alcuni Paesi, come la Germania, ritengono però che questa soluzione possa giungere solo alla fine di un processo di integrazione.
Su questo fronte, molti deputati hanno fatto dichiarazioni vaghe, di principio. Consapevole delle difficoltà politiche, Roberto Gualtieri, un deputato del partito democratico, ha fatto invece una proposta concreta: «Occorrono investimenti pubblici. È necessaria e urgente una riforma del patto di stabilità che scomputi dalla definizione del deficit strutturale di bilancio una quota degli investimenti».
Non sembrava ieri sera che la Commissione fosse riuscita a convincere i parlamentari europei. Strette tra le pressioni dei mercati finanziari a favore di un risanamento dei conti pubblici e le esigenze dei Governi nazionali preoccupati da un eccesso di austerità, le autorità comunitarie stanno affrontando un passaggio delicatissimo, da cui dipende per molti versi il futuro dell’Europa.

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