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Regole più soft per le banche L’Ecofin è pronto alla svolta

Il consiglio Ecofin dovrebbe approvare domani due proposte sull’Unione bancaria che ammorbidiscono le regole attuali. Lo ha annunciato ieri Mario Nava, direttore Monitoraggio del sistema finanziario e gestione delle crisi presso la Commissione, in occasione del convegno organizzato dall’Abi su “Unione bancaria e Basilea3”. «Mi aspetto che in occasione della riunione dell’Ecofin di venerdì siano assunte due decisioni – ha detto -. Quella di approvare rapidamente la regola che consenta di spalmare su 5 anni gli oneri sui crediti derivanti dall’applicazione dell’Ifrs9 . E ancora: mi aspetto che sia assunta la determinazione di approvare una fast track (corsia preferenziale, ndr) per la revisione della direttiva Brrd, nella parte che riguarda la gerarchia degli strumenti assoggettabili al bail in».
L’ok dell’Ecofin al “fast track” darà un impulso importante all’iter approvativo delle norme, che dovranno passare anche al vaglio del Parlamento e del Consiglio europeo (con il processo del cosiddetto trilogo) con la prospettiva che si possa avere entro l’anno, forse già tra ottobre e novembre, il disco verde a entrambe le modifiche. Per le banche europee – e italiane in particolare, sostenute in questa battaglia dall’Abi – si prospetta un’importante boccata di ossigeno. Il passaggio al nuovo principio contabile Ifrs9 prevede che dal 2018 gli istituti debbano fare accantonamenti basati anche sulle perdite attese e non più solo su quelle registrate. Il rischio, di fatto, è che si registri così un’impennata delle perdite attese sul credito dal prossimo anno. La mossa dell’Ecofin tuttavia tempera questo rischio. È prevista infatti l’introduzione di un periodo transitorio che dovrebbe avere una durata massima di cinque anni a partire dal 1° gennaio 2018, e che prevede che la parte delle rettifiche attese che possono essere incluse nel capitale Cet1 diminuisca nel tempo fino a zero per entrare a pieno regime nel gennaio 2023.
L’altra novità destinata a essere approvata in corsia preferenziale è relativa alla nuova definizione di una gerarchia comune delle passività in caso di bail-in. Di fatto, l’Ue va nella direzione di armonizzare a livello Ue le passività in caso di risoluzione. È previsto il varo di una nuova classe di obbligazioni non garantite (le Non-Preferred Senior) che, come sul modello francese, nella scala gerarchica degli asset soggetti a bail-in si inseriranno tra i prestiti subordinati e i senior bond.
Non solo. Nell’agenda dell’Ecofin ci sono anche altri punti in discussione. Il Consiglio valuterà i progressi realizzati su altre proposte relative all’unione bancaria, vale a dire: le modifiche del regolamento sui requisiti patrimoniali e della direttiva sui requisiti patrimoniali; le modifiche della direttiva sul risanamento e la risoluzione delle banche; le modifiche del regolamento sul meccanismo unico di risoluzione delle crisi; la proposta di regolamento che istituisce il sistema europeo di assicurazione dei depositi.
La revisione della direttiva sul bail in è stata un tema centrale del convegno. Lo stesso vice presidente della Bce, Victor Costancio, ha riconosciuto l’effetto forzato per cui le nuove regole sulla gestione della crisi della banche (dall’uso dei fondi pubblici al coinvolgimento di azionisti e investitori) siano entrate in vigore prima che fosse stato possibile preparare i bilanci delle banche (stabilendo quali strumenti emettere solo a investitori qualificati). «Purtroppo», ha osservato Costancio, ci troviamo nella situazione per la quale oggi non solo investitori consapevoli possono essere coinvolti nel bail in. «Non è solo l’intervento dello Stato con fondi pubblici a supporto delle banche che ha un costo per i contribuenti – ha aggiunto riferendosi ai casi in cui il bail in può minare la fiducia -. Anche l’instabilità finanziaria può avere un costo significativo per i contribuenti anche se non visibile a breve termine».
Sulla necessità di correggere le anomalie della direttiva Brrd ha insistito ieri anche il dg dell’Abi, Giovanni Sabatini. «Il primo problema della direttiva è stato l’errore di sequenza con cui le diverse misure sono entrate in vigore – ha detto -. Occorreva prima preparare i bilanci delle banche alle nuove modalità di gestione della crisi, prevedendo una progressiva entrata in vigore del Mrel (sulla gerarchia degli strumenti assoggettabili a bail in, ndr). Il conflitto rispetto al dettato costituzionale italiano riguarda la possibilità di sottoporre a questa misura anche i depositi, che sono risparmio e non investimenti. Questo aspetto deve essere corretto». Sabatini ha anche sollecitato il completamento dell’Unione bancaria, anche per quanto riguarda il sistema di garanzia europea dei depositi. Aspetto sul quale Nava ha affermato che la Commissione europea è fortemente determinata ad andare avanti.
Fabio Panetta, vice dg di Bankitalia, si è soffermato sulla crisi delle banche venete. «Una soluzione relativa alle due banche va definita in tempi molto brevi, salvaguardando i risparmiatori e garantendo continuità ai rapporti creditizi che interessando numerosissime imprese piccole e medie», ha detto spiegando che «le difficoltà non dipendono da vincoli finanziari, ma da ostacoli di natura normativa che devono e possono essere superati». Panetta è tornato a parlare dei Level 3, attivi come i derivati (presenti nei bilanci di molte banche europee) la cui ponderazione in termini di assorbimento patrimoniale è molto meno stringente rispetto a quella dei crediti, perchè sono di difficile valutazione. «Soprattutto in uno scenario di stress la diminuzione dei prezzi di questi strumenti potrebbe avere ripercussioni sistemiche. È dunque essenziale rafforzare l’azione di vigilanza al fine di verificare il trattamento contabile e prudenziale degli strumenti L2 e L3». Panetta ha annunciato che «nell’ambito dell’Ssm la Banca d’Italia sottoporrà al supervisory board una specifica proposta il tal senso». Il vice dg di Bankitalia ha infine rivelato che in Italia dal «2011 a oggi ci sono state 36 procedure di amministrazione straordinaria» e solo in 17 casi, di piccole banche «gli interventi si sono conclusi con l’avvio della liquidazione coatta amministrativa».

Luca Davi
Laura Serafini

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