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Regole più semplici in condominio

La riforma è riformata (almeno in parte), prima che alcuni suoi effetti collaterali vadano a intasare le aule dei tribunali. Il condominio, a meno di sei mesi dall’entrata in vigore della legge 220/2012, riparte con alcune semplificazioni importanti (si veda la scheda qui a fianco), soprattutto a partire dalla questione del fondo condominiale per la manutenzione straordinaria: ora (ma si tratterà di studiare molto bene le forme della delibera) diventa possibile tararlo sullo stato di avanzamento lavori, permettendo così a molti condomìni di decidere interventi sospesi da mesi nel dubbio interpretativo. Va detto che la soluzione accolta nel decreto legge era già stata proposta e anche praticata, ma la sanzione legislativa si rendeva indispensabile per evitare contenziosi da parte di condòmini che avessero voluto impugnare la delibera.
Le correzioni partono da quelle suggerite dalle associazioni di proprietà e amministratori al forum organizzato dal Sole 24 Ore lo scorso 22 maggio: il sottosegretario alla Giustizia, Cosimo Ferri, è riuscito a inserirle in buona parte nel testo del Dl Destinazione Italia (in attesa di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale), coronando gli sforzi del mondo condominiale.
Complessivamente positive le reazioni della proprietà: Per Corrado Sforza Fogliani (Confedilizia) è «ottima la delega per organizzare i corsi di formazione: per essa si è battuta la Confedilizia, ad evitare abusi. Al pari, bene la legificazione della nostra tesi sul Fondo lavori per stati di avanzamento. L’eliminazione delle opere di risparmio energetico dalle innovazioni si sostanzia, invece, nella soppressione della possibilità di eseguirle senza la (costosa) documentazione di cui alla legge 10/91, come la riforma Torrisi – nel confermare la normativa del ’91 modificandola – aveva previsto, dando così la possibilità alle assemblee di scegliere tra due opzioni anziché costringerle ad una via obbligata».
Più ottimista Alfredo Zagatti (Asppi): «I correttivi introdotti – dice – corrispondono ad esigenze fortemente avvertite. Come Asppi avevamo in particolare insistito sulla modifica del fondo speciale per le spese straordinarie, si stava andando ad una vera e propria paralisi dei maggiori lavori nei condomini».
Augusto Cirla (Assocond) da parte sua ritiene che «finalmente il legislatore ha ammesso i propri errori, ammettendo di essere stato un po’ troppo frettoloso. E non è che l’inizio, perché la riforma ha di certo bisogno di qualche altro ritocco».
Più articolate appaiono le opinioni delle associazioni degli amministratori. Secondo Pietro Membri (Anaci) le modifiche sono tutte condivisibili, ma «la parte sulla formazione è troppo interlocutoria, vorremmo poter seguire la stesura del regolamento per poter alzare l’asticella delle competenze». Luigi Ciannilli (Confai) è soddisfatto anche della semplificazione per l’anagrafe condominiale, mentre Vittorio Fusco (Anapi) sottolinea che restano i dubbi sull’operatività e le competenze di chi svolge attività di formazione standard e quella di aggiornamento continuo. E per Gerardo Michele Martino (Mapi) la nuova impostazione delle regole sulla formazione degli amministratori «è eccessivamente dirigista: occorre che nel regolamento venga lasciata libertà alle associazioni di organizzare i corsi, comunque consultando tutte le associazioni e ispirandosi alla legge 4/2013». Mentre Giuseppe Bica (Anammi), pur apprezzando i correttivi, vorrebbe fare riferimento alle associazioni maggiormente rappresentative di cui al Dlgs 206/2007. E Massimo Anderson (Arpe), giudicando positivo l’intervento della Giustizia sulla formazione, chiede che le associazioni siano comunque legittimate a svolgerla.
Fuori dal coro la voce di Paolo Gatto (Alac): «La disciplina dei corsi – sottolinea – dovrebbe essere lasciata nella disponibilità dei singoli enti e questo in quanto la norma non indica precisi confini entro i quali il regolamento del ministero dovrebbe operare, con il rischio che la modifica serva ad avvantaggiare alcuni soggetti privati a danno di altri». E anche sul fondo “a stato avanzamento lavori” Gatto ritiene che «un fondo parziale, previsto solo per le morosità e il saldo, avrebbe evitato il problema».

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