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Regole e panico: sui bitcoin la tempesta perfetta

La caduta delle Borse globali sarà pure una correzione tecnica, fisiologica. Ma quella del bitcoin, numeri alla mano, è difficile da liquidare con la stessa tranquillità. Ieri la criptovaluta ha perso in poche ore un altro 13%, precipitando sotto la soglia dei 6.000 dollari, sui livelli dello scorso novembre. E poco importa che la creatura del misterioso Satoshi Nakamoto sia poi rimbalzata oltre quota 7.000: rispetto ai massimi di dicembre, a un soffio dai 20.000 dollari, la perdita è superiore al 60%. Con le altre monete virtuali nello stesso precipizio.
Molti ora sovrappongono la parabola del bitcoin a quella del Nasdaq durante la bolla Dot-com. E se l’analogia tenesse fino in fondo, il punto di atterraggio sarebbe vicino a zero: « Il bitcoin assomiglia a un dinosauro in via di estinzione», dice l’economista Nouriel Roubini. Mentre le fila degli “ holders”, gli entusiasti pronti a tenersi strette le proprie valute virtuali senza curarsi del prezzo, si assottigliano ogni giorno di più. Ora la priorità è limitare le perdite.
Un cambiamento di umore fulmineo, tipico in effetti delle bolle. L’euforico 2017 si era chiuso con il lancio dei primi future legati alla criptomoneta, il suo ingresso nella finanza che conta. Peccato che quegli strumenti siano stati usati da mani forti per “ shortare”, cioè scommettere sui ribassi, alla faccia dei piccoli investitori saliti per ultimi sulla giostra. Intanto le autorità di mezzo mondo, Occidentale e non, hanno iniziato a muoversi sul mercato. Proprio ieri i vertici dei maggiori regolatori finanziari americani, la Sec e la Cftc, hanno ribadito in audizione la necessità di maggiori controlli. Il presidente della Bri, la Banca per i regolamenti internazionali, ha parlato di schema Ponzi. E in un gioco a tenaglia la finanza tradizionale sta tagliando i canali di rifornimento del bitcoin: le banche Usa hanno bloccato gli acquisti di criptovalute attraverso le proprie carte di credito, Visa e Mastercard alzato del 5% le commissioni su quelle operazioni.
Che sia prudenza, o magari il contrattacco dell’ortodossia del denaro di fronte alla minacciosa eresia digitale, sta funzionando. Il bitcoin continua a perdere, e a differenza delle monete tradizionali non c’è Banca centrale pronta a arginarne la caduta o assicurare gli investitori. La sua anarchia, la sua unicità, la sua forza: oggi assomigliano di più a una debolezza.

Filippo Santelli

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