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Regole in cerca del perimetro di applicazione

di Antonio Iorio

La norma applicata dalla Guardia di Finanza per contestare prelievi e versamenti del fiduciante presso le società fiduciarie è il divieto di trasferimento di denaro contante al di sopra della soglia prevista (attualmente 1000 euro) contenuto nell'articolo 49 del dlgs 231/2007. In base a tale disposizione é vietato il trasferimento di denaro contante o di libretti di deposito bancari o postali al portatore o di titoli al portatore in euro o in valuta estera, effettuato a qualsiasi titolo tra soggetti diversi, quando il valore oggetto di trasferimento, é complessivamente pari o superiore al limite fissato, salvo che non sia eseguito per il tramite di banche, istituti di moneta elettronica e Poste Italiane Spa. Si ricorda che il trasferimento è vietato anche quando è effettuato con più pagamenti inferiori alla soglia che appaiono artificiosamente frazionati.
Occorre tener presente che il decreto legislativo 231/2007 mentre, da una parte, individua i soggetti che sono considerati intermediari finanziari, i quali unitamente ad altre categorie (ad esempio i professionisti dell'area economico giuridica) sono tenuti all'applicazione degli adempimenti antiriciclaggio, dall'altro, relativamente allo specifico divieto di utilizzo del contante, prevede che il trasferimento possa essere legittimamente eseguito solo per il tramite di banche, istituti di moneta elettronica e Poste Italiane Spa, ma non di altri intermediari. La sanzione applicabile è:
a) pari ad un importo dall'1% al 40% della somma trasferita e, nel caso in cui l'importo non superi i 250.000 euro, vi è la possibilità di estinguerla mediante il pagamento del 2% (doppio della sanzione minima);
b) autonomamente irrogata sia nei confronti di chi ha consegnato la somma sia di chi l'ha ricevuta.
C'è poi un'ulteriore considerazione. Le società fiduciarie, assimilate agli intermediari, rientrano tra i soggetti obbligati agli adempimenti antiriciclaggio. Tra tali adempimenti vi è anche quello previsto dall'articolo 51 del dlgs 231/2007, in base al quale, già per il passato, i destinatari del decreto che, in relazione ai loro compiti di servizio e nei limiti delle loro attribuzioni e attività, hanno notizia di infrazioni alle disposizioni sulla limitazione dell'uso del contanti devono riferirne entro trenta giorni al Mef per la contestazione. Per chi viola tale obbligo trova applicazione un'ulteriore sanzione pecuniaria dal 3% al 30% del valore dell'operazione.
La vicenda riportata (si veda l'articolo sopra) e altre analoghe (si pensi al supermercato che per "liberarsi" dei contanti li utilizza per pagare i fornitori, o il pensionato che vende la sua vettura usata per contanti, ecc.) fanno chiaramente emergere i limiti di questa normativa, soprattutto a seguito dell'abbassamento della soglia, che, per quanto applicata in piena correttezza, con il contrasto al riciclaggio di capitali illeciti e con la lotta all'evasione in molti casi non ha proprio nulla a che vedere.

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