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Regole chiare e formazione per il lavoro del dopo Covid

Delle prospettive dell’organizzazione del lavoro e delle regole da rispettare in questa fase ancora emergenziale si è discusso ieri al Welfare e HR Summit, convegno digitale organizzato da 24 Ore Eventi, articolato in due momenti: una prima fase di confronto sul mercato e l’organizzazione del lavoro nella ripartenza e una seconda dedicata agli aspetti normativi, con la partecipazione di rappresentanti del mondo produttivo e associativo e degli esperti del Sole 24 Ore, a cui hanno assistito quasi duemila persone collegate in diretta.

A livello di sistema l’emergenza epidemiologica ha comportato sfide straordinarie da affrontare in tempi rapidi. «In pochi giorni – ha sottolineato Pierangelo Albini, direttore Area lavoro e welfare Confindustria – siamo stati capaci, dalla scuola al lavoro pubblico e a quello privato, di inventarci la capacità di lavorare da remoto su grande scala. Se avessimo avuto tempo a disposizione avremmo impiegato anni a discutere su come farlo». Ma ci sono tre aspetti su cui porre l’attenzione. Il primo è l’importanza del lavoro più che del posto di lavoro, mentre ancora oggi il focus è sul secondo, e il blocco dei licenziamenti ne è un esempio. Il secondo è la necessità di riformare il sistema di protezione sociale. Il terzo è l’importanza della scuola e della formazione, perché la creatività delle persone ancora oggi fa la differenza. Ma rispetto a queste tre sfide, secondo Albini, l’approccio adottato finora a livello istituzionale non è corretto, perché si cerca di imbrigliare la realtà invece di comprenderne le dinamiche e agire di conseguenza.

Per la ripresa sono necessari, però, relazioni industriali mature e non più ideologizzate – ha affermato Isabella Covili Faggioli, presidente dell’Associazione italiana direttori del personale – una nuova organizzazione del lavoro, l’utilizzo dello smart working, e non dell’home working attuale, che significa premiare norme chiare, perché quelle di dubbia interpretazione sono di ostacolo alla competitività delle imprese, a cui si deve dare fiducia, anche tramite la flessibilità dei contratti necessaria per affrontare il futuro.

L’esperienza fatta nei mesi scorsi, secondo Pasquale Gravina, dirigente di Gi Group, ha fatto emergere la capacità degli italiani di adattarsi a una situazione atipica e questa consapevolezza deve diventare un punto di forza per l’organizzazione del lavoro del futuro in una “low touch economy”, caratterizzante un periodo transitorio che potrebbe non essere corto.

L’emergenza è stata uno «straordinario stress test» per Fabrizio Rutschmann, Chief HR officer Prysmian Group, da cui non si uscirà mantenendo l’attuale ricorso massiccio al lavoro da casa, ma con un ripensamento degli spazi e degli orari, consapevoli del valore sociale del lavoro e delle relazioni. «La risposta giusta sta nel bilanciamento tra attività da remoto e l’incontro nel luogo di lavoro, che rimarrà importante in futuro, anche se potrà essere diverso».

I segnali positivi per la ripresa non mancano, secondo Rosario Rasizza, presidente di Assosomm: «Abbiamo avuto una grandinata mondiale, ma è stato un fenomeno congiunturale e nella seconda parte dell’anno andrà meglio. Sono positivo per il 2021-22, anche perché i clienti hanno voglia di ripartire con determinazione e di fare investimenti».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Matteo Prioschi

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