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Regole e capitali, l’ultimatum della Bundesbank

Ultimatum tedesco sui nuovi requisiti di capitale delle banche, allo studio del «comitato di Basilea», in cui siedono tra gli altri Fed e Bundesbank. La Germania lascerà le trattative se non vengono accettate le sue richieste principali; Andreas Dombret della Bundesbank ha detto che non dirà si a un accordo «a ogni costo» all’incontro di fine mese in Cile, pur confidando in un’intesa e opponendosi a rinvii della finalizzazione delle regole di «Basilea III». Secondo la Germania, ma anche il resto dell’Europa e il Giappone, le banche dovrebbero continuare a usare i modelli interni per misurare il rischio del credito ai fini dei requisiti patrimoniali. Ma gli Usa vogliono un nuovo approccio perché ritengono che le vecchie regole concedano troppi margini alle valutazioni interne. L’americano Thomas Hoenig, per esempio, sostiene che gli Usa non debbano abbandonare, sotto le pressioni europee, l’obiettivo di standard più stringenti. «La solidità del sistema Usa — ha detto — non va compromessa». Resta però da vedere se l’elezione di Donald Trump porterà anche qui delle novità. Anche Banca d’Italia è intervenuta sul tema, in linea generale: per Palazzo Koch i nuovi vincoli non porteranno ulteriori consistenti fardelli sul fronte dei requisiti patrimoniali. In un mercato del credito già con i suoi problemi. Anche in Germania. Parola della stessa Bundesbank, per cui le banche tedesche sono più che robuste ma potrebbero sottostimare i rischi di un calo dei prezzi degli asset o della risalita dei tassi.

Giovanni Stringa

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