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Regno Unito, si riducono i compensi degli avvocati

La riduzione del numero di collaboratori e il calo dei tassi di cambio della sterlina hanno prodotto, rispetto alla scorso anno, una calo delle retribuzioni nelle 10 law firm al top del Regno Unito. Lo rileva un sondaggio effettuato sul settore legale da Deloitte.

La ricerca mostra l’andamento delle performance realizzate dai primi 100 studi legali britannici nel primo trimestre del 2014. In media, i compensi degli avvocati delle 10 top sono calati del 2,7%, in contrasto con un incremento del 6,2% realizzato dagli studi posizionati tra l’undicesimo e il 25simo posto della classifica e con un aumento del 5,3% di quelle tra il 26simo e il 50simo. I restanti 50 studi hanno registrato un incremento dell’11,2%.

I revisori attribuiscono la flessione dei guadagni degli studi più grandi al calo del 2,1% del personale, ma anche alla sterlina forte che ha, a sua volta, contribuito a indebolire le entrate economiche provenienti dalle sedi estere.

D’altro canto, il miglioramento delle condizioni di chi si posiziona nella fascia fra l’undicesimo e il venticinquesimo posto è stato sostenuto dall’incremento delle ore di lavoro del 3,5%. Ma il numero dei collaboratori è rimasto sostanzialmente stabile.

Secondo i revisori della Deloitte, la crescita media dei guadagni delle 100 top law firms è aumentata nell’ultimo trimestre, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, del 6,1%. Dato in larga parte dovuto all’ondata di fusioni e lateral hires realizzati negli ultimi 12 mesi. Negli studi classificati tra il 26 e il 50 posto il personale è infatti aumentato del 5%.

Le top 10 hanno previsto una crescita delle retribuzioni nel primo trimestre rispetto allo scorso anno solamente del 2%, mentre le previsioni di quelle fra l’11simo e il 25 posto superano il 5%. Quelle fra il 26simo e il 50simo invece hanno stimato un aumento delle parcelle pari al 7%.

«La fiducia si sta sicuramente costruendo, ma abbastanza lentamente», ha dichiarato il partner Deloitte Jeremy Black. «Per le prime dieci, penso che il mercato stia ancora cambiando, vista l’incertezza che circola ancora nell’economia globale. Le cose si stanno muovendo nella giusta direzione in chiave geografica, ma è ancora difficile guadagnare quote di mercato».

«Credo che gli studi posizionati tra l’11simo e il 25simo posto abbiamo realizzato migliori prestazioni perché in media il gruppo (la categoria) possiede più studi focalizzati su Londra. Nel frattempo, mi aspetto un maggior consolidamento nella metà bassa dei 100, particolarmente per quelli specializzati sul volume di lavoro, come un largo numero di studi che sono localizzati fuori Londra e continuano a trovarsi in grosse difficoltà».

Intanto, anche in Italia, dall’inizio della crisi il livello delle retribuzioni negli studi legali di grandi dimensioni si è drasticamente ridotto. Soprattutto, sono cambiati i metodi di pagamento, la distribuzione tra quota fissa e quota variabile e la possibilità di premiare con un bonus annuale il raggiungimento di determinati obiettivi. Secondo i dati raccolti ed elaborati da Mag by legalcommunity.it, infatti, rispetto al 2008, quando il compenso medio di un senior associate in Italia era di 140mila euro l’anno, più eventuali bonus, nel 2013 le cifre sono ben diverse: 115mila euro l’anno, vale a dire il 20% in meno. I bonus non si danno più per scontati e diventano vincolati esclusivamente al raggiungimento di precisi risultati e obiettivi di fatturato.

Non sono stati ridotti solo i compensi, ma anche il numero dei professionisti che lavorano nei grandi studi associati. Il dato emerge dall’analisi dei risultati economici dei primi 50 studi legali d’affari attivi in Italia, pubblicata sempre da legalcommunity.it a maggio 2013. Nel 2012, la redditività è stata salvaguardata intervenendo sulla principale voce di costo delle loro strutture: i professionisti. Per salvaguardare la stabilità dei conti sono stati sacrificati più di 500 posti di lavoro.

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