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Regno Unito al voto per uscire dalle sabbie mobili di Brexit

Boris Johnson e Jeremy Corbyn sono d’accordo solo su una cosa: le elezioni di oggi in Gran Bretagna sono le più importanti e le più incerte da decenni. Per questo sia il premier che il leader dell’opposizione laburista hanno ripetuto lo stesso messaggio anche ieri, ultimo giorno di campagna elettorale, invitando tutti gli elettori ad andare alle urne.

L’ultimo sondaggio YouGov prima del voto ha accentuato l’incertezza sull’esito, riducendo il vantaggio dei conservatori da 68 a 28 seggi. La previsione resta quella di una vittoria di Johnson ma il vantaggio di 9 punti ha un notevole margine di errore. I Tories potrebbero essere il primo partito ma non ottenere la maggioranza assoluta di cui il premier ha bisogno per attuare il suo programma senza dover cercare alleati e scendere a compromessi.

La prospettiva di un Parlamento “impiccato” e ingestibile, senza una chiara maggioranza, ha pesato sulla sterlina, che ieri mattina ha perso terreno sul dollaro e sull’euro. La valuta britannica nei giorni scorsi era risalita ai massimi da due anni e mezzo sull’euro e da sette mesi sul dollaro nell’aspettativa di una vittoria Tory e quindi della fine dell’incertezza che ha paralizzato la politica britannica negli ultimi due anni.

Il sondaggio Mrp di YouGov è il più completo perché prende campioni e fa previsioni per ogni singola circoscrizione in Gran Bretagna ed è considerato attendibile perché era stato il solo a prevedere correttamente l’esito del voto due anni fa, quando tutti gli altri davano per scontata una vittoria di Theresa May che invece aveva poi perso la maggioranza in Parlamento.

Nel pomeriggio di ieri la sterlina ha ripreso terreno dopo la pubblicazione dell’ultimo sondaggio della campagna in assoluto. Opinium ha presentato un quadro più roseo per Johnson, che vincerebbe con un distacco di 12 punti dai laburisti, in calo dai 15 punti della settimana scorsa ma fuori dalla “zona di pericolo”.

I sondaggi dicono quindi che Johnson probabilmente sarà confermato premier, ma che il premier non può dare per scontata la vittoria. La percentuale di elettori incerti è infatti tra il 10 e il 15%, secondo YouGov, e quindi le decisioni d’impulso e le scelte dell’ultimo minuto di milioni di persone potrebbero determinare l’esito del voto.

L’altro elemento difficile da quantificare è il voto tattico, che verrà utilizzato più che in ogni altra elezione precedente. Molti elettori contrari a Brexit infatti si sono fatti parte attiva comunicando via social media e intendono votare strategicamente per il partito che nella loro circoscrizione ha la migliore chance di battere i Tories, indipendentemente dalle loro affiliazioni politiche.

L’ultimo giorno di campagna elettorale non ha riservato sorprese. Johnson, visitando collegi elettorali nello Yorkshire e in Galles che avevano votato a favore di Brexit, ha ribadito il suo messaggio che solo i Tories possono portare la Gran Bretagna fuori dall’Europa in tempi brevi e ha agitato lo spauracchio di un Parlamento bloccato e altri mesi di incertezza.

Se vincerà le elezioni, il premier si è impegnato a far approvare l’accordo di recesso entro poche settimane, realizzando Brexit entro la data prevista del 31 gennaio. Johnson ha anche promesso di non chiedere una proroga del periodo di transizione oltre il 31 dicembre 2020, assicurando che sarà possibile negoziare l’accordo commerciale bilaterale con la Ue entro la fine dell’anno. Ieri Michel Barnier, il negoziatore capo della Ue, ha invece dichiarato ieri che «non è realistico che un negoziato globale sia concluso in 11 mesi» e che bisognerà quindi limitarsi a fare «il minimo vitale».

Corbyn, in visita alla 82esima circoscrizione in poche settimane, ha ricordato i tagli alla spesa pubblica e in particolare alla Sanità dei dieci anni di Governo conservatore e ha promesso di voltare pagina, investendo in scuole e ospedali.

Corbyn spera che resista il cosiddetto “muro rosso”, le circoscrizioni del Nord inglese che sono storiche roccaforti laburiste ma che quest’anno potrebbero cadere in mano Tory.

È questa “Emilia-Romagna d’Inghilterra”, tradizionalmente laburista ma a favore di Brexit, che i conservatori hanno preso di mira in campagna elettorale promettendo una rapida «liberazione dal giogo Ue».

Secondo YouGov, in questi ultimi giorni di frenetica campagna elettorale «i laburisti hanno riparato le crepe nel muro rosso. Il mese scorso stavano per perdere 43 seggi su 76, mentre ora il numero di seggi a rischio è sceso a 29».

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