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Registro titolari effettivi, il decreto è da riscrivere

È necessario il coinvolgimento espresso dei controinteressati nella decisione in ordine alla ricorrenza dei casi eccezionali di diniego all’accesso al registro dei titolari effettivi e dei trust. Lo raccomanda il Consiglio di Stato nella nota 00458/2021 con la quale, il 19 marzo scorso, viene comunicata decisione di sospendere l’adozione del previsto parere sullo schema di decreto del ministro dell’economia e delle finanze recante disposizioni in materia di comunicazione, accesso e consultazione dei dati e delle informazioni relativi alla titolarità effettiva di imprese dotate di personalità giuridica, di persone giuridiche private, di trust produttivi di effetti giuridici rilevanti ai fini fiscali e di istituti giuridici affini al trust. Nelle ben trentacinque pagine il consiglio di stato non nasconde le proprie perplessità sul decreto a partire dall’assenza del concerto espresso formalmente dal ministero dello sviluppo economico e dalla inidoneità dell’allegato, nonostante le sue nove pagine, a costituire parte integrante del decreto. A giudizio del consiglio di stato è poco comprensibile il motivo che ha portato il Mef a parlare, nello schema di decreto, di accesso ai dati e alle informazioni, di accesso da parte delle autorità, di accreditamento e consultazione da parte dei soggetti obbligati e di consultazione da parte di altri soggetti. Come appare evidente sulla base della disciplina legislativa primaria, per tutti i soggetti si tratta di diritto di accesso ai dati e alle informazioni presenti nelle sezioni e consultabili, mutando solo i presupposti per l’accesso e l’oggetto dei dati consultabili. Per questo il Mef dovrebbe valutare di utilizzare il termine «accesso» rispetto a tutti i soggetti aventi diritto. Ampi ed articolati sono anche i suggerimenti riguardanti il procedimento e l’attribuzione della competenza delle camere di commercio, dell’ufficio del registro delle imprese e del gestore del servizio informativo nella verifica dei presupposti all’accesso, variamente graduata a seconda dei soggetti richiedenti. Sull’accreditamento delle autorità viene evidenziato che a fronte della previsione di controlli formali nulla si dice sul soggetto competente ad effettuarli. Analoga ambiguità nell’attribuzione delle competenze a decidere sull’accreditamento, si riscontra nell’articolo dello schema di decreto mef con riguardo alla consultazione della sezione autonoma e della sezione speciale (dei trust), contenenti i dati sulla titolarità effettiva dei clienti, da parte dei soggetti chiamati, ai sensi dell’articolo 3 della legge antiriciclaggio, a dover effettuare la verifica del cliente ai fini antiriciclaggio. Ma ad avviso dei giudici di palazzo spada è l’accesso da parte di altri soggetti, come disciplinato dall’art. 7 dello schema di decreto, quello dove con più evidenza emerge la mancanza di chiarezza in ordine all’attribuzione delle competenze tra camera di commercio e gestore. Addirittura irrealistico viene definito il termine (indicato nel 30 aprile 2021) previsto per la prima comunicazione dei dati al registro dei titolari effettivi; lo stesso, infatti, andrebbe raccordato con le previsioni dell’art. 10 dello schema, secondo le quali per l’operatività del registro, con trattamento dei dati, è necessario un disciplinare tecnico, da predisporsi da parte del gestore e da sottoporsi alla verifica preventiva del Garante per la protezione dei dati personali.

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