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Registro imprese: per società cancellate la cartella è nulla

Il ricorso proposto dall’ex liquidatore della società cancellata avverso una cartella di pagamento è inammissibile. Il giudice tuttavia deve rilevare d’ufficio la nullità dell’atto impositivo perché intestato a soggetto estinto.
A fornire questa interessante indicazione è la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 28187 depositata ieri.
L’ex liquidatore di una società aveva impugnato dinanzi alla Ctp (Commissione tributaria regionale) una cartella di pagamento emessa nei confronti della stessa società estinta ben tre anni prima.
Entrambi i giudici di merito non rilevavano l’inammissibilità dell’impugnazione, nonostante la carenza di legittimazione del liquidatore stante l’inesistenza della società in conseguenza della sua cancellazione dal Registro imprese.
Si ricorda che in base al vigente articolo 2495 del codice civile, modificato a seguito della riforma del diritto societario, la cancellazione della società dalla camera di commercio ha un’efficacia sostanziale in quanto determina l’estinzione dell’ente.
A ciò consegue che il soggetto da esistente diviene inesistente.
Le Sezioni unite della Suprema Corte, da ultimo con la sentenza n. 6070/2013, hanno evidenziato che una società non più esistente non può né validamente intraprendere una causa né esservi convenuta.
Ciò in quanto la perdita della personalità giuridica comporta anche la perdita della capacità di stare in giudizio e la conseguente inammissibilità dell’impugnazione effettuata da tale soggetto.
Pertanto la domanda giudiziale introdotta dal liquidatore di una società cancellata non può che essere improponibile.
Nella specie, i giudici di legittimità hanno chiarito che le sentenze di primo e secondo grado erano viziate da nullità assoluta, rilevabile anche d’ufficio in ogni stato e grado del giudizio.
Tuttavia hanno precisato che la cartella di pagamento non poteva essere emessa e che quindi anche qualora non fosse stata impugnata dall’ex liquidatore non avrebbe prodotto alcuna conseguenza, atteso che alcuna esecuzione forzata sarebbe stata possibile nei confronti di una società inesistente.
La Corte ha poi osservato che non può, in ogni caso, essere negato il diritto di difesa al soggetto che riceve un atto dal quale, benché in astratto, potrebbe conseguirgli un pregiudizio. Pertanto il ricorso proposto in tal senso, può essere accolto e quindi ammissibile solo ed esclusivamente per la dichiarazione di nullità del provvedimento impugnato.
Circostanza, questa, rilevabile anche d’ufficio, non essendo necessario che sia sollevata dal ricorrente.

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