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Registro imprese al Mise

Trasferimento della competenza e della gestione del registro imprese dalle camere di commercio al ministero dello Sviluppo economico. Lo strumento di informazione economica dunque passa dal mondo camerale a quello dello sviluppo economico. Sarà un decreto del presidente del consiglio emanato su proposta del ministro delegato per la semplificazione e per la pa. (di concerto con il Mise e la Giustizia) con il quale verranno stabilite le modalità del trasferimento e della gestione del registro imprese presso il Mise.

Individuando anche i competenti uffici (articolo 2188 c.c.) che dovranno garantire la continuità operativa del sistema informativo nazionale. Tutto questo lo prevede l’articolo 9 del decreto legge «riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche» approvato definitivamente dal consiglio dei ministri il 10 luglio scorso. È stato infatti abrogato l’articolo 8 della legge 29 dicembre 1993 n. 580 (legge che ha istituito il registro imprese) che ha previsto l’istituzione dell’ufficio del registro delle imprese (articolo 2188 c.c.) presso la camera di commercio. Il registro delle Imprese è un registro pubblico nel quale si devono iscrivere tutti gli imprenditori. Contiene informazioni legali su imprese individuali e società che operano nel mercato e, in parte, sugli atti che tali soggetti pongono in essere (ad es. cessioni di aziende, di quote di srl, patti parasociali). Obiettivo del registro è assicurare la completezza e organicità della pubblicità legale per tutte le imprese soggette ad iscrizione, in modo da garantire la trasparenza e la regolamentazione del mercato. L’iscrizione nel registro delle imprese degli atti e fatti previsti dalla legge, da parte dei soggetti che vi sono tenuti, ha pertanto effetti giuridici di pubblicità (dichiarativa o costitutiva) in quanto consente di opporre ai terzi quanto è stato iscritto, dando vita ad una presunzione circa l’esistenza e la certezza dei fatti iscritti. Oltre che strumento di informazione economica, il registro delle imprese è anche lo strumento per rendere opponibili ai terzi le gli atti o fatti in esso iscritti (art. 2193 del codice civile). In particolare, si parla di pubblicità costitutiva, quando l’iscrizione di un determinato atto o fatto è requisito necessario e indispensabile per la sua esistenza (ad es., atto costitutivo di società di capitali). Pubblicità dichiarativa, quando l’iscrizione di un determinato atto o fatto comporta la presunzione di conoscenza in capo ai terzi. Ciò significa che ad iscrizione avvenuta un terzo non potrà dire di non conoscere quell’ atto o fatto (ad es. atto costitutivo di società di persone). E infine di pubblicità notizia, quando l’iscrizione ha una funzione solo informativa, ma ad essa la legge non collega alcuna presunzione di conoscenza a carico dei terzi (è questo il caso delle iscrizioni nel Rea o nella sezione speciale del registro).

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