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Registro fisso sull’atto collegato

L’accordo transattivo già soggetto a Iva e citato nel decreto ingiuntivo emesso dal Tribunale sconta l’imposta di registro fissa e non proporzionale. L’enunciazione è un istituto “neutrale” che non rappresenta una circostanza idonea a modificare la modalità di tassazione di un atto. Ad affermarlo la sentenza 48/50/12 della Ctr Lombardia.
Una società di diritto tedesco e una società italiana avevano stipulato un accordo transattivo per regolare i rapporti pendenti derivanti da un contratto per la distribuzione e la commercializzazione di un prodotto farmaceutico nel nostro Paese. Nella transazione la società italiana si era impegnata a versare una somma complessiva come corrispettivo a saldo con il contestuale stralcio di tutti gli importi dovuti per i prodotti ceduti dalla controparte straniera. Tuttavia, non ha pagato la seconda metà di quanto pattuito nella transazione. Così la società tedesca ha chiesto e ottenuto dal Tribunale un decreto ingiuntivo per l’ammontare oggetto d’inadempimento, pagando l’imposta di registro fissa non solo sul provvedimento giurisdizionale ma anche sull’enunciazione dell’accordo transattivo contenuta nello stesso decreto ingiuntivo. Ai sensi dell’articolo 22 del Dpr 131/1986 (Testo unico dell’imposta di registro), se in un atto sono enunciate disposizioni contenute in atti scritti o contratti verbali non registrati e posti in essere fra le stesse parti intervenute nell’atto che contiene l’enunciazione, l’imposta si applica anche alle disposizioni enunciate. In virtù del principio di alternatività tra Iva e imposta di registro, la società tedesca aveva versato due tasse fisse di registro, in quanto si trattava di un provvedimento giurisdizionale e di una transazione non novativa (vale a dire che non modifica l’oggetto del rapporto) riguardanti importi già assoggettati a imposta sul valore aggiunto.
Ritenendo illegittimo il comportamento della società tedesca, l’agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di liquidazione per contestare il mancato assoggettamento a imposta di registro proporzionale del 3% sia del decreto ingiuntivo che della transazione enunciata (in relazione a quest’ultimo atto era stata irrogata anche la sanzione per omessa registrazione, ritenendo l’ufficio che le parti avrebbero dovuto provvedere a registrarlo in termine fisso).
La sentenza di primo grado, integralmente favorevole alla società tedesca, è stata confermata dalla Ctr. In base a quanto previsto dall’articolo 8, nota II, della Tariffa, parte prima, allegata al Dpr n. 131/1986, il collegio d’appello ha chiarito che i decreti ingiuntivi non sono soggetti all’imposta proporzionale di registro per la parte in cui dispongono il pagamento di corrispettivi o prestazioni soggetti all’imposta sul valore aggiunto.
In secondo luogo, la Commissione regionale ha affermato che la ricorrenza di un’enunciazione non è circostanza idonea a «trasformare un atto soggetto a imposta fissa in un atto soggetto a imposta proporzionale». Nel dettaglio, i giudici di secondo grado hanno riconosciuto la natura non novativa della transazione «riguardante e direttamente riconducibile a importi fatturati già assoggettati a Iva» rilevando come le parti dell’accordo transattivo si fossero limitate a ridurre in misura forfettaria quanto dovuto dalla società italiana in virtù delle fatture emesse per la fornitura di beni effettuata dalla società tedesca.
A sostegno di queste conclusioni la sentenza della Ctr ha richiamato la circolare n. 34/E/2001. Il documento di prassi precisa che «ai decreti ingiuntivi originati da fattura è applicabile l’imposta di registro nella misura fissa di 250mila lire nonché, per il principio di alternatività all’articolo 40 del testo unico dell’imposta di registro, approvato con Dpr 131/1986, un’ulteriore tassa fissa per l’enunciazione del negozio sottostante quando l’atto enunciato, soggetto a Iva, non sia stato già registrato».

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